L'Oms boccia la speranza Remdesivir. Ema scettica sul brevetto Usa: "Sarà lunga..."

Il farmaco "non fa calare i decessi". Il vaccino Pfizer non convince l'Europa

«Abbiamo una data sul vaccino» esulta il virologo Roberto Burioni. Ad accendere le sue speranze è una lettera firmata dal numero uno di Pfizer, Albert Bourla, che annuncia di voler chiedere l'autorizzazione per la produzione del suo vaccino anti-Covid nella terza settimana di novembre, se l'attuale fase di sperimentazione del vaccino si concluderà positivamente. «So che c'è molta confusione riguardo a quanto tempo ci vorrà per assicurarne lo sviluppo e l'approvazione del vaccino - scrive Bourla - Se otteniamo una lettura positiva dell'efficacia e un robusto profilo di sicurezza, l'ultimo requisito sarà la presentazione dei dati di produzione che dimostrino la qualità e la coerenza del vaccino che verrà prodotto».

Le speranze si riaccendono in tutto il mondo (e danno una scossa positiva ai titoli in Borsa). Ma contrastano un po' con quanto dichiarato più cautamente dall'Ema, l'agenzia europea per i medicinali, che sostiene sia impossibile un vaccino se non il prossimo anno. Che presumibilmente potrebbe diventare, all'atto pratico, il 2022.

«È molto difficile, quasi impossibile, avere il vaccino entro il 2020 - dichiara il direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Guido Rasi - Direi che l'anno del vaccino sarà il 2021 e speriamo che sarà l'anno dei vaccini, più di uno. È auspicabile e molto probabile che ci saranno più vaccini, è quello a cui stiamo lavorando, ne abbiamo già due in fase di pre osservazione, quella che noi chiamiamo la rolling review, e probabilmente la prossima settimana ne arriverà un terzo. Si sta andando veloci. Se va tutto bene nei primi mesi del 2021 potrebbero esserci tre vaccini approvati dall'Ema. Però tutto deve andare bene, ogni piccolo intoppo è dietro l'angolo. Pensiamo e speriamo che le prime dosi importanti per le popolazioni a rischio potrebbero arrivare nella primavera del 2021 con un inizio di vaccinazione importante».

Notizie poco confortanti invece sul fronte dei farmaci utilizzati per trattare l'infezione. In particolar modo il Remdesivir, medicinale nato per l'ebola ma, a sorpresa, utile contro il Covid. In base a quanto rilevato dall'Organizzazione mondiale della sanità, «ha un impatto irrisorio o inesistente sulle chance di sopravvivenza dei pazienti affetti da Covid-19». La casa produttrice del Remdesivir, Gilead, ha rigettato lo studio, definendolo «incoerente» con altre ricerche svolte sul farmaco. Lo studio dell'Oms si è concentrato su quattro farmaci considerati cure potenziali per il Covid. Oltre al Remdesivir, l'antimalarico idrossiclorochina, l'interferone e un cocktail di lopinavir e ritonavir, due antivirali utilizzati per curare l'Hiv. I quattro farmaci sono stati testati su 11.266 pazienti adulti in 500 ospedali di 30 diverse nazioni. La ricerca suggerisce che nessuno di questi trattamenti abbia un effetto sostanziale sulla riduzione della mortalità o dei tempi di degenza dei pazienti ma i risultati devono ancora essere sottoposti a revisione tra pari.

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