Tanto ormai vale tutto. Persino fare polemica gratuita su Mogol, "un pezzo di storia della musica italiana" come l'ha definito Carlo Conti dandogli il premio alla carriera sul palco dell'Ariston. Dopo la cerimonia di giovedì sera all'Ariston, tra l'altro seguita da circa nove milioni di italiani su Raiuno, Giulio Rapetti Mogol, 90 anni ad agosto, autore di un buona parte delle canzoni più riconoscibili della nostra vita, 550 milioni di copie vendute nel mondo in 70 anni di carriera, 121 primi posti in classifica, insomma Mogol è stato portato nottetempo a Roma da un elicottero dell'elisoccorso del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Piccolo particolare, non proprio secondario: ieri mattina Mogol ha partecipato alla prima festa commemorativa dell'istituzione del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, del quale ha scritto l'Inno e in cambio è stato nominato vigile del fuoco ad honorem. Chiunque abbia un minimo di buon senso (anche istituzionale) avrebbe considerato praticamente doveroso questo "trasferimento" sia per le "prestazioni" date che per l'età e il prestigio della persona cui è stato riservato. Invece apriti cielo. Il Fatto Quotidiano si è indignato, i consiglieri regionali del Pd, Davide Natale e Simone D'Angelo, sono "sgomenti", Antonio Padellaro ha riassunto con uno stentoreo "è grottesco" e poi ha chiesto con vibrante sarcasmo "perché non organizziamo lo stesso volo anche per Patty Pravo?". Avs e 5Stelle hanno mosso le loro divisioni di indignati e via così con il solito rituale stantìo rituale di chi protesta purchessia, basta occupare del tempo. Braccia rubate alla politica.
A margine della festa dei Vigili del Fuoco, il ministro Piantedosi ha detto: "Sono le solite polemiche strumentali" e tanti saluti. Invece Mogol, dall'alto della sua saggezza novantenne, ha sorriso: "Il viaggio è andato benissimo". Con buona pace di chi fa polemica solo perché non riesce a fare altro.