Loreta, la donna che ha in mano le sorti d'Italia

La Dorigo è magistrato da trent'anni e non ama i riflettori. Ha seguito il processo Mills

Loreta, la donna che ha in mano le sorti  d'Italia

Milano - Loreta Dorigo avrebbe fatto volentieri a meno dei riflettori che nell'ultima settimana si sono accesi davanti alla sua stanza. Passato il ponte del Primo novembre, l'«assedio» dei giornalisti in quel corridoio al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano si è fatto più intenso. Tanto che ieri è stato chiesto a un gruppo di cronisti in attesa di allontanarsi per lasciare alla giudice Dorigo la serenità necessaria a prendere una decisione. Ed è arrivata la comunicazione del presidente della Prima sezione civile, Paola Maria Gandolfi, sui dieci giorni che ancora serviranno. Un modo anche per attenuare l'insistenza di giornali e agenzie di stampa.

Loreta Maria Grazia Dorigo, nata a Milano, compirà 58 anni il prossimo 27 dicembre. Indossa la toga dal 1986. Magistrato discreto e schivo, nelle scorse ore si è mostrata a tratti infastidita dall'attenzione mediatica. All'inizio sia lei sia i vertici del Tribunale si sono trincerati dietro il principio secondo cui nel rito civile la pubblicità degli atti non è prevista. Poi però hanno dovuto fare i conti con il fatto che la decisione sui due ricorsi sul referendum costituzionale pendenti presso la Prima sezione riguarda il Paese intero. E che la politica nazionale è appesa al giudice Dorigo.

La quale nella sua quasi trentennale carriera è sempre rimasta nell'ombra. Non è certo di quei magistrati che amano finire sui giornali o cavalcare casi spettacolari. Con un'unica, e non trascurabile, eccezione: il processo a carico di David Mills. Loreta Dorigo faceva infatti parte della corte che nel febbraio del 2009 ha condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi l'avvocato inglese per corruzione in atti giudiziari. Allora membro della Decima sezione penale del Tribunale, era giudice a latere, insieme a Pietro Caccialanza della presidente Nicoletta Gandus. Lo stesso collegio giudicante eviterà poi nel 2012 il processo parallelo a Silvio Berlusconi (che verrà prosciolto per prescrizione). Era infatti diventato incompatibile, perché si era già espresso sugli stessi fatti. Dorigo è successivamente passata alla Prima civile, una sezione quasi tutta al femminile (le donne sono sette su nove) guidata dalla presidente Gandolfi. Quest'ultima magistrato di grande esperienza, tra l'altro, in diritto della famiglia. Sta toccando anche a lei la delicata gestione dei ricorsi sul referendum.

Più passano i giorni e meno probabile si fa l'ipotesi che la giudice disponga ulteriori atti nel procedimento. Non resterà che accogliere, e mandare gli atti alla Consulta, oppure respingere. Anche se la decisione fosse già presa - come si mormora - i giorni in più servirebbero a scrivere e limare nei dettagli la motivazione, che sarà contestuale. L'autore di uno dei due ricorsi, Valerio Onida, è una vera autorità del diritto costituzionale: servirà un verdetto ineccepibile. Soprattutto in caso di bocciatura dell'istanza.

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