L'Orient Express di Fabriano La vita in treno degli sfollati

Ogni sera sul binario 1 decine di "passeggeri sismici" smistati in vagoni letto di un Intercity che diventa casa

L'Orient Express di Fabriano La vita in treno degli sfollati

Chiamarlo «Orient Express dei terremotati» sa un po' di presa per i fondelli. E gli sfollati marchigiani di tutto hanno bisogno, meno che di barzellette. Anche se qualcuno il dono del l'ironia non l'ha perso. Quasi un miracolo per chi sotto le macerie ha perso gran parte di se'. Come è accaduto al signor Mario, 72 anni, di Valfabbrica (Perugia) che, quasi a voler onorare il nome del suo paese, ci dice con orgoglio che lui, in fabbrica, ha trascorso una vita: «Dopo 40 anni in catena di montaggio, pensavo di potermi godere la pensione, è arrivato il terremoto. La casa è venuta giù. Ho trovato riparo da mio figlio, ma anche la sua villetta è inagibile e ora dormiamo qui insieme: nelle cuccette del treno messo a disposizione dalle Ferrovie dello Stato».

Sul binario 1 della stazione di Fabriano, sono decine i «passeggeri sismici» che il personale di Trenitalia e della Protezione civile smista ogni sera tra i vagoni letto di un Intercity immobile ma con una destinazione precisa: il paese della serenità perduta. È un paese immaginario, ma che tutte le vittime di catastrofi naturali sognano come reale. Le centinaia di sfollati umbri e marchigiani che si accalcano ai piedi delle rotaie del loro wagon lit non fanno eccezione.

«Qui stiamo bene, al caldo, i servizi igienici sono puliti, i letti comodi, le lenzuola pulite, il personale che ci assiste è gentile - ringrazia la signora Anna, emigrata dalla Basilicata per seguire il marito allevatore -. Ogni ora passano i volontari con termos pieni di bevande calde. Sembra una scena del film Cafè express (altro che Orient Express) dove Nino Manfredi sbarca il lunario come barista abusivo sulla tratta notturna tra Vallo della Lucania e Napoli».

Sul treno dei «viaggiatori tellurici» parcheggiato a Fabriano non c'è spazio invece per gli abusivi. Le porte di ingresso alle cuccette sono presidiate da controllori che verificano scrupolosamente l'identità di chi sale a bordo. Esiste un registro di presenze e i nominativi vanno verificati per garantire sicurezza ed evitare abusi. Sul convoglio l'accesso è consentito dalle 20 in poi, mentre di buon mattino si scende dalle carrozze per consentire al personale delle pulizie di rimettere in ordine i vagoni. Una formula che a Fabriano sta funzionando così bene che Trenitalia ha deciso di replicare l'iniziativa, inviando anche nella stazione di Foligno un altro treno da adibire a dormitorio: fra Fabriano e Foligno sono oltre 700 le persone che in queste notti di gelo trovano conforto nelle cuccette ferroviarie.

La stazione di Fabriano, intanto, è diventata una piccola agorà dove la gente tiene a custodire il valore fondamentale della comunità. «Il terremoto è orribile anche perché demolisce le relazioni», osserva Laura, universitaria a Perugia. Nella stazione di Foligno e Fabriano i treni partono e arrivano. Fanno rumore. È il rumore della vita. Ed è un rompere che è bello sentire. Soprattutto da quel binario 1, dove le esistenze sembrano essere sospese, affacciate a un finestrino che non fa vento.

Sul treno l'ingresso agli animali sarebbe vietato. Ma per gatti e cani di piccola taglia si chiude un occhio. Charlie è un Labrador: ogni sera guarda i padroni salire sul treno, poi si piazza sul binario e aspetta finché le tendine si abbassano. «Abbiamo provato a far salire a bordo anche lui - racconta un volontario della Protezione civile - ma preferisce stare all'aperto. Gli abbiamo costruito una cuccia, ma lui preferisce trascorre la notte con noi in perlustrazione. Noi aiutiamo chi ne ha bisogno. E Charlie dà il suo contributo facendosi accarezzare».

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento