L'orologio (guasto) dei pm

Se è una coincidenza, bisogna dire che è una coincidenza dannatamente ostinata

L'orologio (guasto) dei pm

Se è una coincidenza, bisogna dire che è una coincidenza dannatamente ostinata. Perché quando le inchieste giudiziarie fanno irruzione negli scenari della politica svanisce per incanto la regola che da sempre regge invece le indagini sul mondo dell'economia: dove se un arresto eccellente può compromettere il valore di un titolo azionario l'arresto si esegue dopo le 17.30, quando la Borsa chiude, in modo da evitare sconquassi (e magari l'arricchimento di chi sa tutto prima). Invece le indagini sulla politica si aprono e si chiudono, esplodono e si sgonfiano a ridosso o nel pieno delle scadenze politiche, modificandone il corso naturale. Peccato - e qui sta la diabolica coincidenza - che il timing degli annunci sembri seguire un doppio binario: se il blitz colpisce una certa parte politica (e non c'è neanche bisogno di specificare quale) si può stare certi che verrà realizzato nel pieno della campagna elettorale o di un vertice internazionale. Se invece a rimetterci è l'immagine della parte opposta, o comunque di uno schieramento caro al partito dei pm, si avrà la delicatezza di eseguire il passaggio ad urne ormai chiuse o quasi chiuse, in modo da non compromettere con ingerenze indebite la serenità del voto. L'elenco degli esempi sarebbe così lungo da apparire persino noioso. Fermandosi ai tempi più recenti, basterebbe citare solo i casi di Luca Morisi, l'animatore della «Bestia» leghista, e del deputato di Fdi Carlo Fidanza: il primo sotto inchiesta da mesi e mesi, e catapultato in prima pagina nel pieno della campagna elettorale; il secondo al centro addirittura da anni di una inchiesta giornalistica, che esplode anch'essa a ridosso del voto. E vabbè che i giornalisti fanno il loro mestiere e scrivono quando e come gli pare: ma poi arriva un pm che a ballottaggi incombenti incrimina Fidanza e soci. Non sempre, come è noto, l'azione penale è stata esercitata con la medesima tempestività. Ora arrivano i casi paralleli di Domenico Arcuri, ex commissario straordinario al Covid, e della Baggina, il Pio Albergo Trivulzio al centro di una inchiesta che lo dipingeva come un mattatoio per anziani. L'inchiesta sulla Baggina aveva tirato in ballo - non giudiziariamente ma mediaticamente - i vertici della Regione, incolpati di avere inviato nel vecchio ospizio centinaia di appestati. Non era vero niente, e che l'indagine sulla Baggina fosse destinata a chiudersi con un nulla di fatto era noto da tempo nei corridoi della Procura milanese: l'annuncio ufficiale arriva però solo dopo il secondo turno delle amministrative. L'opposto accade per Arcuri, star del governo grillino: incriminato, ma solo a urne chiuse. Coincidenze, eh.

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