Alla fine il caso dell'esclusione, per la seconda volta, dai finanziamenti pubblici del doc Giulio Regeni - Tutto il male del mondo di Simone Manetti rischia di trascinare giù, come una valanga, buona parte della commissione di esperti chiamata a giudicare per conto del Ministero della Cultura l'attribuzione dei contributi selettivi della legge cinema voluta da Dario Franceschini. Ieri si sono infatti dimessi il critico cinematografico del Corriere della Sera, Paolo Mereghetti, e il docente e story editor Massimo Galimberti. Il primo ha spiegato all'Adnkronos di aver inviato una lettera in cui ha rimesso il mandato pur "facendo parte di una sottocommissione che non è quella che ha deciso sul docufilm di Regeni (foto): però le scelte delle altre commissioni mi trovavano in disaccordo e ho ritenuto fosse giusto dimettermi per coerenza. Semplicemente questo e senza nessuna polemica". Sulla stessa linea Galimberti che conferma di aver inviato "una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione" per "una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere", che "non riguarda solo un caso" e "non vuole essere un atto di polemica nei confronti della direzione generale cinema del Mic".
Mereghetti e Galimberti sono solo due dei 15 esperti nominati dal ministro Giuli nel settembre 2024 che però non facevano parte della sottocommissione della Sezione 3, quella chiamata a decidere sui contributi ai documentari che è invece composta da Giacomo Ciammaglichella che ne è anche il coordinatore, da Pasqualino Damiani, da Benedetta Fiorini, da Pier Luigi Manieri e da Ginella Vocca. I cinque hanno valutato 118 domande di contributo arrivate lo scorso luglio, finanziando 35 documentari i cui titoli sono stati appena pubblicati dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo tanto che in tutti questi mesi molti progetti sono stati conclusi e sono anche usciti in sala. Proprio come Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, dedicato alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso all'inizio del 2016 e che è diventato sinonimo chissà perché di battaglia della sinistra, arrivato al 36° posto, primo degli esclusi con 66 punti (il minino deve essere 80). La sottocommissione ha deciso a maggioranza e quindi non è da escludere che siano in arrivo altre dimissioni eccellenti.
Certo è un peccato che il lavoro degli esperti si sia arenato su un titolo (per la verità è stato escluso anche il bel documentario infatti è nella cinquina dei David di Donatello di Roberto Andò sul fotografo Ferdinando Scianna), dal momento che sono stati finanziati cineasti importanti come Stefano Savona, Davide Ferrario, Marco Amenta, Marco Bechis, Marco Spagnoli, Susanna Della Sala, Pappi Corsicato.
Ora tutte le associazioni degli autori chiedono "un confronto urgente sulle commissioni per i contributi" mentre i partiti di opposizione Partito democratico, + Europa e Avs hanno depositato tre interrogazioni parlamentari a Giuli che dovrebbe rispondere domani alla Camera.
Allo stesso tempo però già si stanno organizzando nuove proiezioni di Giulio Regeni - Tutto il male del mondo che, quando è uscito in
sala a febbraio, ha totalizzato al botteghino 242mila euro che, per un documentario, è un buon risultato. Se l'idea dunque fosse stata quella di azzoppare il film su Regeni, il risultato sembra essere il classico boomerang.