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L'sos degli aeroporti. "Cherosene finito in tre settimane". Allarme sull'energia

Gli hub europei: "Gravi ripercussioni economiche"

L'sos degli aeroporti. "Cherosene finito in tre settimane". Allarme sull'energia
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Anche se la tregua in Iran dovesse farsi strada in tutta la sua fragilità e lo stretto di Hormuz, da cui transita una quota consistente del greggio mondiale, dovesse riaprire al traffico delle petroliere, rischiamo di restare a terra piuttosto a lungo. Ieri Aci Europe, l'associazione degli hub aeroportuali europei, in una lettera indirizzata al commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas e visionata in esclusiva dal Financial Times, ha lanciato un allarme piuttosto serio per il sistema aeroportuale europeo. Se Hormuz non verrà riaperto entro tre settimane gli scali del Vecchio Continente rischiano una carenza "sistemica" di carburante, che già sta andando verso l'esaurimento non solo a causa della minore disponibilità provocata dalla strettoia di Hormuz, ma anche a causa dell'"impatto delle attività militari sulla domanda di petrolio" che riduce ulteriormente le forniture.

L'associazione ha avvertito Tzitzikostas delle "crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale riguardo alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un'azione proattiva da parte dell'Ue". "Al momento non esiste una mappatura, una valutazione o un monitoraggio a livello europeo della produzione e della disponibilità di carburante per aerei" ma "una crisi dell'approvvigionamento - si sottolinea - comprometterebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per l'Europa in caso di carenza sistemica di carburante per aerei".

L'allarme rimbalza anche dall'Agenzia Internazionale dell'Energia il cui direttore Fatih Birol, in un'intervista a Der Spiegel, ha evidenziato come le interruzioni nelle forniture di petrolio, gas e carburanti siano già state più gravi di quelle registrate nelle tre principali crisi energetiche del passato e "per di più, mancano anche altri prodotti provenienti dagli Stati del Golfo, soprattutto i fertilizzanti. Potremmo trovarci di fronte a una crisi alimentare globale". Secondo Birol, "nessuno è immune" a questa "carestia" energetica e la situazione potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane.

Insomma, il destino dell'economia mondiale è appeso a quel gomito di mare largo 30 chilometri che divide le coste dell'Iran dalla penisola Arabica e mette in comunicazione il Golfo Persico con il Golfo di Oman e dal quale transita un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto esportati nel mondo. Uno spazio marino che fino allo scorso 1° marzo era di libero transito e che dopo l'attacco israelo-statunitense all'Iran è stato "occupato" da quest'ultimo Paese e di fatto chiuso a quasi tutte le navi (salvo eccezioni e salvo il pagamento di pedaggi milionari) come arma di ricatto contro gli Stati Uniti e contro l'Occidente tutto.

Naturalmente è presto per capire quali conseguenze avrà questa penuria energetica sul traffico aereo e sulle nostre vacanze estive. Il rischio concreto è che le compagnie aeree "taglino" i voli meno produttivi o li tengano in vita aumentando in modo sostanzioso i prezzi sia dei biglietti veri e propri sia dei servizi accessori, come i bagagli aggiuntivi. Naturalmente l'incubo maggiore è quello di voli cancellati con pochissimo preavviso.

In questo caso "i consumatori avranno diritto a scegliere tra il rimborso entro sette giorni senza penali dell'intero costo del biglietto e la riprotezione, ossia l'imbarco su di un volo alternativo per la destinazione finale non appena possibile o ad una data successiva a lui più conveniente, a seconda della disponibilità di posti", afferma Massimiliano Donà, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

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