Stavolta è toccato alla designata zarina del campo largo, dove si pensa in grande stando molto stretti. Sarà per un non ancora smaltito concetto di massa, fatto sta che a sinistra, come si emerge, si è spacciati.
Silvia Salis è emersa, con tutte le sue Manolo Blahnik, come una Venere senza suolo e la scure si è abbattuta. L'inclemente lama si è sollevata sulla bionda testa della sindaca di Genova da Il Fatto Quotidiano, l'ormai quartier generale degli intellettuali foderati di misoginia, e a muovere la mannaia, con straordinaria efficacia, è stata la penna di Selvaggia Lucarelli. Quando si tratta di demolire a parole, Selvaggia schizza in vetta senza fare le scale.
In questo caso, poi, era talmente illuminata che pareva toccata dal fosforo. Se mette mano alla tastiera è come una volpe che entra in un pollaio: lascia piume e sangue dappertutto. Un'intera paginata, sul quotidiano diretto da Marco Travaglio, che ha smorzato il sorriso dell'ex atleta del lancio del martello, a ogni riga nascondeva un po' di più quel canestro di denti bianchi come panna. Tra le altre cose, la giornalista ha paragonato la politica a un'automa e a un "perfetto esperimento di laboratorio, uno di quelli progettati con cura tafazziana dai partiti centristi di Carlo Calenda e Matteo Renzi nonché da Dario Franceschini e dagli ultimi alchimisti della vecchia corrente del Pd" "una leader creata artificialmente che ha una caratteristica indispensabile: non essere di sinistra". Evidentemente Selvaggia, imputa ai trascorsi di Silvia col martello troppa poca falce. Ed è proprio su questo punto che Salis, anziché chiudersi in un ostinato silenzio di sopravvivenza, ha deciso di rispondere a Selvaggia. Si è amareggiata dell'attacco: "A me lei (Selvaggia) è sempre piaciuta, mi spiace che abbia fatto un articolo così su di me, che mi rappresenta come una donna a progetto di alcuni uomini che si sono messi d'accordo. Ecco, questo secondo me è un messaggio per le donne che io avrei evitato, ma rimane comunque la mia simpatia e la stima nei suoi confronti".
La Lucarelli ha un suo stile preciso, spara a sale sulle ferite e sulla carne viva, e una sua infallibile ricetta: un po' di dileggio sulla verve, un accenno di attacco sull'aspetto fisico (perché dipende sempre da che parte arriva e a chi è rivolto) e poi dritta in affondo su ciò che fa più male. Nessuno sa distruggere una donna quanto una paladina delle donne e notoriamente la conduttrice è in questo modo che si professa.
Così oltre a descrivere la sindaca noiosa come le nappe dei mocassini inglesi, con quella storia del laboratorio ha finito di ucciderla facendo sostanzialmente intendere che la Salis sarà anche una che tiene i piedi per terra, ma la terra non è mai sua
Non il massimo per una che ambisce a emergere e a stare a proprio agio nello sciroppo vischioso del potere.
Per tuffarcisi dentro tocca inscenare carisma, indipendenza e autorevolezza e semmai dopo, ma solo dopo, trasformarsi in un cuscino troppo morbido per conservare una sola forma. Perfida, in parte condivisibile, implacabile Selvaggia. Ha relegato la Salis in un campionato minore scorticandola con tutto il fiele che gronda dai suoi artigli.