Ridurre i rischi energetici, inviti al dialogo e mosse per forzare la mano sugli attori belligeranti: per far tacere le bombe in Medioriente e rimettere in carreggiata le petroliere su Hormuz. Si può sintetizzare così il day after europeo rispetto alla tregua proclamata evolutasi ieri in una giornata che ha visto l'esercito israeliano avanzare nel Libano del sud e colpire Beirut a caccia di Hezbollah. Nonostante la moral suasion Usa, i raid hanno scosso la diplomazia. Vista la gravità di quanto successo, e la situazione in Cisgiordania, spiega il ministero degli Esteri francese, si riapra la discussione sulla sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele, accanto a sanzioni nazionali. Secondo Pascal Confavreux, Israele "ha il diritto di difendersi, ma queste azioni sono inaccettabili e conducono a un'impasse".
L'anno scorso, di fronte all'escalation e alla crisi umanitaria a Gaza, l'Ue ha avviato il riesame dell'accordo su richiesta dell'Olanda. La Germania, in particolare, si è opposta finora a qualsiasi sospensione. Ma ieri il cancelliere tedesco Merz è andato giù duro, sul governo Netanyahu, stigmatizzando "la durezza con cui Israele sta conducendo la guerra, che potrebbe causare il fallimento dell'intero processo di pace, e non deve accadere". Inoltre Berlino starebbe discutendo diversi scenari, secondo Der Spiegel, per una partecipazione a una missione che dia sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz; sul piatto ci sarebbe anche l'invio di dragamine tedeschi.
A rilento, con telefonate costanti tra sherpa e leader e confronti anche in ambito Nato, l'Europa si muove. Ieri anche il presidente Mattarella, da Praga, ha parlato del Libano come "un Paese indipendente sotto una pioggia di bombe" e ha chiamato a entrare in una nuova fase della difesa europea: "Un'esigenza ormai indifferibile". Parigi accelera sulla sospensione dell'intesa Ue-Israele: anche se sul punto ha glissato ieri Macron, a Roma per incontrare i vertici della Comunità di Sant'Egidio a Trastevere "per portare un messaggio di pace". Oggi sarà ricevuto da Papa Leone. Una sospensione dell'accordo in vigore dal 2000 dev'essere adottata all'unanimità dai 27. Se ne parlerà a livello europeo, ha detto il ministro degli Esteri Tajani da Spalato, alla riunione Med9, mentre Meloni sosteneva con forza l'avvio di negoziati diretti Israele-Libano, annunciati da Netanyahu, e sentiva il premier pakistano Sharif, che ha anche parlato anche con i leader di Francia, Germania e Regno Unito. Meloni ha dato pieno sostegno ai negoziati Usa-Iran, concordando che serve un accordo per il nucleare civile, la riapertura di Hormuz e la sicurezza in Medioriente.
La Spagna ha riaperto l'ambasciata in Iran e chiesto a Teheran pressioni sui gruppi sciiti affinché stoppino gli attacchi. Il premier Sánchez dal 13 al 15 aprile sarà in Cina per oliare la diplomazia. Nei prossimi giorni pure Tajani solleverà in Cina la questione Hormuz e sarà presto a Beirut: "Non può diventare un'altra Gaza". Il britannico Starmer spinge affinché non si permetta all'Iran di imporre pedaggi a Hormuz e dal Golfo invita l'Ue ad affrancarsi dalla dipendenza energetica da altri Paesi.
A Bruxelles giungono input per la sospensione temporanea del patto di stabilità. Il Commissario Dombrovskis boccia per ora l'ipotesi, ma apre a un approccio comune sulla tassazione degli extraprofitti. "Sta agli Stati membri".