L'ultima piroetta dei 5 Stelle: c'è l'ok al 2xmille

Via libera degli iscritti: il 72% ha approvato la giravolta dei grillini. Ma nel 2014 sul Blog la storia era diversa: "Noi non vogliamo i soldi del tuo 2xmille"

L'ultima piroetta dei 5 Stelle: c'è l'ok al 2xmille

Anche l'ultima piroetta è compiuta con uno stile impeccabile: il Movimento 5 Stelle accede al finanziamento del 2xmille e al finanziamento privato in regime fiscale agevolato attraverso l'iscrizione al registro nazionale. È arrivato il via libera degli iscritti, che attraverso il voto online sulla piattaforma SkyVote hanno approvato l'ennesima giravolta: il 72% ha sconfessato quello che fino ad ora rappresentava uno dei pochi pilastri storici rimasti intatti.

Alla consultazione in rete hanno preso parte 33.967 iscritti su 131.760 aventi diritto al voto (meno del 26%): di questi hanno votato "sì" 24.360 iscritti (il 71,72% dei votanti), mentre i restanti 9.531 (corrispondente al 28,06%) hanno votato "no". Per il presidente grillino Giuseppe Conte è "un ottimo segnale". "Ho preso atto di una richiesta che era già sul tavolo, e mi è sembrato opportuno che fosse discussa e votata. Se accettiamo il principio della democrazia diretta, è questo", ha aggiunto.

Nel 2014 su Il Blog delle stelle compariva un articolo dal titolo che non lasciava campo a libere interpretazioni: "I partiti vogliono i soldi del tuo 2xmille, il M5S no". Il tutto accompagnato da un'ulteriore specificazione: "Il M5S non è un partito e non vuole i soldi del tuo 2xmille". Ma la storia è cambiata e così viene demolito un altro caposaldo pentastellato.

L'assemblea

La scorsa settimana il tema del 2xmille era spuntato in occasione dell'assemblea congiunta con Giuseppe Conte. La scadenza per chiedere i benefici è il 30 novembre e dunque si è deciso di accelerare per chiedere il parere degli iscritti. Al di là di qualche dubbio, è emerso che la stragrande maggioranza dei presenti ha confermato la disponibilità ad abbracciare la novità del 2xmille. Una strada sempre rifiutata dal Movimento. Conte aveva tenuto a specificare che dal punto di vista formale "lo statuto è assolutamente compatibile con le previsioni" e dunque non dovrebbe esserci alcuna modifica statutaria.

Il fronte dei "no"

In questi giorni c'è chi non ha fatto mistero della propria contrarietà. Alcuni scettici si sono palesati tra le fila dei big, come Danilo Toninelli: "Sono convinto che non ci servono più soldi pubblici e una struttura di partito, ma un rinnovato coraggio e la tanto promessa intransigenza per realizzare i sogni della gente". Dubbi espressi anche da Fabiana Dadone: il ministro per le Politiche giovanili aveva già manifestato perplessità "in sede di Commissione quando si introdusse questo meccanismo per finanziare i partiti".

Insomma, il fronte del "no" fa un richiamo alle origini contro un'eccessiva modernizzazione ed evoluzione che finirebbe per snaturare ancora di più il M5S.

Sulla stessa linea Primo Di Nicola, secondo cui l'idea di attingere a soldi pubblici "rischia di rappresentare un passo epocale, decisivo, verso l'omologazione del M5S alla vituperata partitocrazia". Forti riserve erano state espresse pure da Alberto Airola, Daniele Pesco, Vincenzo Presutto, Giuseppe Auddino, Laura Bottici e Rosa Menga.

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