M5S, ecco perché Luigi Di Maio è tornato in campo

"Di Maio si era volutamente fatto da parte. Ora, è tornato in campo perché, in questi mesi in cui a decidere è stato il duo Crimi-Conte, nessuno è stato alla sua altezza", ci spiegano i fedelissimi dell'ex capo politico del M5S

Continua il rimpallo di responsabilità dentro il M5S dopo la sconfitta alle Regionali. "Veramente io mi sono dimesso a gennaio, ma come sempre è sempre colpa mia in ogni caso...", si difende così il ministro degli Esteri ed ex capo politico dei grillini, Luigi Di Maio, parlando a margine di un evento politico tenutosi a Casteltermini, in provincia di Agrigento, dove il sì al referendum ha raggiunto l'80%.

"Rivendicherò sempre quel risultato. Ci abbiamo lavorato solo noi sul referendum. Ci abbiamo lavorato da soli a farlo approvare, a portare a casa un sì storico", ribadisce ancora una volta Di Maio che continua a intestarsi la vittoria del sì al taglio dei parlamentari. Sulle Regionali, invece, la sua posizione non cambia: "Andavano organizzate in maniera totalmente diversa". Eppure è di pochi giorni fa la dichiarazione scritta da Luigi Di Maio e dal reggente Vito Crimi e pubblicata su Facebook per cercare di gettare acqua sul fuoco dopo le vibranti polemiche che hanno travolto i pentastellati. "Il Movimento ha sempre dimostrato la sua forza di cambiamento quando è unito, quando tutti parlano la stessa lingua e remano nella stessa direzione. Anche quando si discute. Anche quando si sbaglia. Ed errori ne facciamo, ne abbiamo fatti e ne faremo probabilmente, perché solo chi fa, sbaglia", hanno scritto Di Maio e Crimi in questa nota che è stata siglata anche dai capigruppo di Camera e Senato e da tutti i ministri grillini, ma non da Alessandro Di Battista. "Siamo la forza propulsiva di questa legislatura e ci siamo caricati sulle spalle la responsabilità di trainare il Paese fuori dall'immobilismo nel quale era impantanato da decenni", concludono i big pentastellati.

C’è un filo conduttore che ci rende una comunità. Che rende il MoVimento e la sua gente una cosa sola. Un filo che non...

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Venerdì 25 settembre 2020

Questo richiamo all'unità, però, stride con la lotta intestina che le varie "anime" del Movimento stanno portando avanti in questa fase che precede gli Stati Generali. I parlamentari più vicini al ministro degli Esteri, infatti, non accettano che il loro 'leader' venga dipinto come il 'Ponzio Pilato' della situazione che ritorna in campo solo ora dopo che per un lungo periodo "se n'è lavato le mani" delle difficoltà del M5S. “Di Maio si è volutamente fatto da parte, ma nonostante ciò nessuno è stato alla sua altezza. Ora è tornato in campo perché in questi mesi è mancato tutto”, ci spiega un autorevole fonte parlamentare del Movimento. "La vera sconfitta di questa tornata elettorale è di Crimi e Conte. In questi 7-8 mesi hanno deciso tutto loro, insieme alla Taverna", gli fa eco un parlamentare vicino all'ex capo politico, riferendosi soprattutto alla candidatura di Ferruccio Sansa in Liguria in qualità di candidato comune dei giallorossi. “Sansa, che ha perso malamente in Liguria, lo hanno scelto Travaglio, Conte e Crimi”, ci dice chiaramente un altro pentastellato.

Secondo le nostre fonti, in questo periodo di "assenza" di Di Maio, Giuseppe Conte "ha cercato di fare il capo politico del M5S", stando sempre ben attento ad apparire come una figura super partes. "Ma non lo è affatto. Basti vedere il totale appiattimento sul tema dei decreti Sicurezza", fanno notare i più critici verso l'alleanza col Pd. E così, mentre il premier si limitava a spingere per il voto disgiunto in Puglia, Di Maio si spendeva anima e corpo per far passare il referendum. "Conte, invece, dopo aver fatto duemila video sulla pandemia, ha rilasciato una sola dichiarazione sul referendum. Due parole che si ricordano solo i giornalisti più attenti”, sottolineano i parlamentari diamaiani che, in quest'ultimo periodo, sono notevolmente cresciuti di numero. "Siamo la corrente più numero e Luigi è il più attrattivo di tutti", ci dicono con un certo ritrovato orgoglio.

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