Macron (in camicia) al duello. È caccia al 25% dei francesi

Lo stesso confronto del 2017. Un quarto di indecisi, Mélenchon si propone: "Farei volentieri il premier"

Macron (in camicia) al duello. È caccia al 25% dei francesi

Emmanuel Macron e Marine Le Pen stasera tornano a sedersi faccia a faccia in uno studio tv prima del voto di domenica. Come nel 2017, ma in un mondo cambiato. Covid, guerra, rancore sociale hanno risvegliato i bollori di una Francia che cinque anni fa sembrava in corsia preferenziale per raggiungere traguardi economici e riforme. Così è stato solo in parte. Lo ha ammesso il presidente uscente. Che ormai usa ogni arma elettorale per riannodare i fili con i cittadini, tanto da autorizzare una sua foto «décontracté», con camicia aperta e petto villoso, scattata dalla sua «ombra» Soazig de la Moissonniere dietro le quinte dell'ultimo comizio. «Faceva molto caldo a Marsiglia...», si è giustificato lunedì sera Macron. Lo scatto ha fatto impazzire i social, divisi nel paragone: tra lo stile americano di JFK e quello (molto meno encomiastico) di Michael Scott, il personaggio della serie The Office interpretato da Steve Carell.

Non sono gli stessi di cinque anni fa i due protagonisti, l'istantanea sul divano ne è l'ennesima prova. Stasera si sfideranno partendo dal tema del potere d'acquisto (il preferito di Marine; Macron voleva iniziare da questioni internazionali ma ha deciso l'estrazione a sorte). Proveranno a convincere gli indecisi, a spronare astenuti ed elettori dei leader sconfitti al primo turno, specie della gauche di Jean-Luc Mélenchon (42 per cento Macron, 25 Le Pen, 33 pronto a restare a casa per l'Ipsos), e dei verdi di Yannick Jadot.

Socialisti e neogollisti si sono sgretolati; nel caso dei Républicains, anche economicamente. Ma l'elettorato c'è, non è scomparso. Ed è pronto a reagire a compartimenti stagni dopo la disfatta. Sinistra e destra esistono, Oltralpe. Mancano gli uomini a rappresentarle. Né Macron né Le Pen, oggi, sono specchio di una politica ben delineata. Sono mutati a loro volta. Ecco perché è fondamentale il primo match tv di questa surreale tornata presidenziale. C'è chi attende precisazioni; anche sul più divisivo dei temi, il velo islamico, su cui entrambi i candidati hanno posizioni altalenanti che dovranno chiarire. Un quarto dei votanti può cambiare idea dopo il dibattito (Elabe). Sgambetti, certo. Ma c'è da attendersi meno insulti rispetto a quelli degli ultimi giorni dalla distanza.

Comincerà Marine, che finirà anche, e siederà a destra: 16 telecamere (e 6 di sicurezza in caso di malfunzionamenti). Il 12 e il 19 giugno si voterà poi per le legislative. Macron è avvantaggiato per intestarsi una maggioranza anche grazie alle intese ufficiose con Nicolas Sarkozy: il padre «nobile» dei neogollisti starebbe provando a salvare le poltrone dei suoi, suggerendo di non candidare pesi massimi del governo uscente contro candidati repubblicani. In cambio, l'endorsement; seguito poi da quello di François Hollande, l'altro ex presidente, dal cui quinquennato nacque la candidatura Macron sganciata dal socialista.

Ferite, ricuciture e patti sotterranei lasciano troppi punti interrogativi. In vantaggio resta Macron (54,5-45,5 Elabe, 56,5-43,5 Ipsos). Ma la sorpresa, giurano dentro l'esecutivo, a partire dal premier Jean Castex, potrebbe essere dietro l'angolo: «Non abbiamo già vinto, dobbiamo ancora convincere». Tra i jolly, l'idea di un governo «aperto», di unità nazionale. E Mélenchon, su BfmTv, ricorda il suo score: terzo a soli 400mila voti da Le Pen: «Fatemi fare il premier», dice, senza invitare esplicitamente a scegliere il presidente uscente. Anzi: «La gauche non è Macron».

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