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Mafia, sindaco e assessori "incandidabili". Uno scandalo che la Schlein ha seppellito

Il Pd si indigna per un selfie con mille persone, ma tace dinanzi alle infiltrazioni in Comune del clan dei Casalesi

Mafia, sindaco e assessori "incandidabili". Uno scandalo che la Schlein ha seppellito
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Il giudice Gabriella Maria Casella del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Campania) il 10 febbraio scorso decreta l'incandidabilità, per due turni elettorali, dell'ex sindaco Pd di Caserta Carlo Marino e due assessori, Emiliano Casale e Massimiliano Marzo, della giunta dem. La sentenza è durissima: i tre politici di sinistra "non sono candidabili alle elezioni per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica e per il Parlamento europeo 26 nonché alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento per mafia stesso del comune di Caserta" si legge del dispositivo. Parliamo di legami tra un'amministrazione Pd e la mafia. Tutto documentato in atti processuali. Un caso che la segretaria Elly Schlein tiene sotto il tappeto del Nazareno. Nessuno a sinistra ne parla. Nessuno si indigna. Né Conte. Né Fratoianni. Né Bonelli. Una storia che non interessa ai giornali come il Fatto Quotidiano e Repubblica. E non finisce in inchieste di Report e Piazza Pulita. Eppure, in questo caso non parliamo di selfie a un evento con mille persone. Nella storia di Caserta parlano le carte processuali. Il clan dei Casalesi, quello di Zagaria, Setola, Schiavone conosciuto grazie ai racconti di Roberto Saviano, controllava e condizionava la giunta Pd. Il sindaco Carlo Marino (nella foto) è l'ultimo arrivato tra i dem. È stato presidente regionale dell'Anci, l'associazione dei comuni al cui vertice c'è Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli. Alle primarie del 2023 Elly Schlein ha fatto il botto di voti a Caserta con il 59%. È una sua roccaforte. Il giorno in cui il sindaco Pd vinse le elezioni nel 2021, i militanti dem occuparono il Municipio ballando e cantando Bella Ciao. Ma oggi nessuno parla dei legami tra la giunta Pd e la mafia. Lo facciamo noi, ripescando il decreto di scioglimento per mafia firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 23 aprile 2025. Due inchieste travolgono l'amministrazione Pd prima dello scioglimento per mafia. La Dda accende i riflettori sugli appalti nel settore dei rifiuti e delle opere pubbliche: strade, affidamenti diretti e gestione dei parcheggi. Fiumi di denaro pubblico finiti nelle tasche delle ditte controllate dai clan. Negli atti della Procura sono dettagliati i capitolati di gare con relativi clan di appartenenza. Un quadro agghiacciante che toccherebbe anche esponenti di primo piano del Pd. Il clan Belforte mette le mani sull'aggiudicazione della gestione dei parcheggi nella città di Caserta. C'è poi il clan Zagaria che si infila nell'appalto per la messa in sicurezza del collegamento viario tra via Volta e via Carcas. Valore dell'appalto: 700mila euro. L'altra famiglia dei Casalesi, la cosca Schiavone, apre gli occhi sulla gestione dei rifiuti. Ultimo capitolo le elezioni comunali a Caserta del 2021, quelle vinte dal Pd contro il centrodestra.

È il "clan Belforte che si adopera" per raccattare voti alle liste di centro-sinistra. Quelle in cui gli esponenti del Pd scelsero come slogan "Caserta non si lega". Slogan efficace contro il candidato leghista Gianpiero Zinzi. Peccato che l'amministrazione Pd si sia poi legata alla mafia.

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