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Il partito dei giudici celebra il trionfo. "Delega dei cittadini. Ma dialogheremo"

Il sindacato si sente incoronato dal No. Parodi: "Dobbiamo meritarci la fiducia"

Il partito dei giudici celebra il trionfo. "Delega dei cittadini. Ma dialogheremo"
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La vittoria del No che apre a una repubblica giudiziaria. Con l'Anm, cui mesi fa avrebbero fatto "comodo due magistrati morti" per recuperare la fiducia dei cittadini, ormai convinta di aver ottenuto un'incoronazione d'ufficio, che non arriva da un'elezione politica ma da un referendum. Come ottant'anni fa, quando gli italiani scelsero tra Monarchia e Repubblica, oggi le toghe si ammantano da re d'Italia, convinte di essere state investite da un potere per delega dei cittadini. Il messaggio alla Nazione, pronunciato non dal balcone di piazza Venezia ma da una stanzetta del Palazzaccio, arriva dal capo uscente dell'Anm, Cesare Parodi: "La vittoria al referendum, giunta dai cittadini, è una delega forte ma non in bianco", ha detto durante la riunione del Comitato direttivo centrale del sindacato. "Non è un certificato che tutto funziona bene nella magistratura. La fiducia ci è stata concessa, dobbiamo meritarla", ha detto. "La magistratura non gode più di una fiducia automatica. Il cambiamento arriverà e la credibilità dipende dal comportamento che sapremo assumere come singoli e come associazione. La credibilità si misura sulla trasparenza e la coerenza. Servono segnali concreti e distanza chiara dall'opacità e contro i personalismi", ha sentenziato Parodi, prima di lasciare l'incarico al successore Giuseppe Tango. Al nuovo capo, che ha aperto al dialogo, spetterà il compito di gestire anche la chiamata alle armi della fronda più attivista dell'Anm che, in questi mesi, ha portato avanti la battaglia politica per fermare la riforma della giustizia in grado di mettere fine allo strapotere delle correnti. E che ormai è così galvanizzata dal trionfo alle urne da non aver più bisogno di ordire le trame di potere col favore delle tenebre, visto che ammette platealmente come il prossimo passo delle toghe rosse sarà quello di esercitare il controllo sul Csm, l'organo di autogoverno che nomina procuratori e decide gli avanzamenti di carriera. A sottoscriverlo ventuno togati in prima linea per il Fronte del No e che oggi passano all'incasso, auspicando "un rinnovamento", più simile, tra le righe, a un partito politico che all'associazionismo. Nell'appello viene sollecitata la convocazione, in tempi brevi, di un'Assemblea generale straordinaria del sindacato, durante la quale discutere dei punti programmatici elencati nell'appello. "Sentiamo il bisogno di incontrarci e mettere in campo immediatamente idee e strategie per proseguire con decisione in un percorso di revisione critica già avviato, volto a rafforzare la vocazione originaria dell'associazionismo, individuando strumenti per rendere quanto più possibile effettivo il controllo, da parte degli iscritti, del rispetto del codice etico, anche mediante eventuali modifiche allo Statuto", si legge nel documento. Per le toghe rosse è necessario "istituire osservatori permanenti sull'azione del Csm, affinché l'associazione tutta sia coinvolta in un percorso strutturato di trasparenza e vigilanza, orientato al superamento di dinamiche distorsive che si sono manifestate in passato e alla prevenzione del loro possibile riproporsi, nonché a promuovere un confronto aperto e consapevole sull'adeguatezza degli attuali criteri di conferimento degli incarichi e su eventuali possibili modifiche degli stessi". Infine non può mancare l'elemento base per ogni partito politico: gli elettori.

Per i ventuno dell'Anm bisogna "coltivare e consolidare il rapporto con la società civile, al fine di restituire alla cittadinanza consapevolezza e fiducia nell'azione dei magistrati e, al tempo stesso, ai magistrati il senso di un servizio reso alla collettività". Il tutto mentre i Comitati per il Sì e i togati più moderati invitano ad abbassare i toni, tornando a un ruolo istituzionale e lasciando la politica fuori dalle aule di giustizia.

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