Di Maio sente aria di flop e con gli allarmi su Mosca prova a uscire dall'ombra

È una rincorsa difficile, quella di Luigi Di Maio. Il ministro, spiazzato dalla fine del governo Draghi, ha dovuto mettere su in fretta e furia il suo progetto politico insieme al sottosegretario uscente Bruno Tabacci

Di Maio sente aria di flop e con gli allarmi su Mosca prova a uscire dall'ombra

È una rincorsa difficile, quella di Luigi Di Maio. Il ministro, spiazzato dalla fine del governo Draghi, ha dovuto mettere su in fretta e furia il suo progetto politico insieme al sottosegretario uscente Bruno Tabacci, dinosauro democristiano, consigliere comunale dello scudo crociato a Mantova già negli anni '70. E se i sondaggi languono, attestando Impegno Civico in media intorno all'1%, tocca alzare i toni. Cercare una narrazione che possa tirare fuori dalle secche l'ex capo politico grillino.

Ed ecco che Di Maio sembra aver trovato il suo bandolo della matassa. Dalla tribuna della Farnesina accusa ogni giorno i leader del centrodestra di essere degli emissari del Cremlino. Tanto che, in realtà, anche le critiche di quelli che il ministro definisce «i giornali di riferimento» di Matteo Salvini e Giorgia Meloni vengono prese con sportività in ambienti dimaiani. Insomma, la partita è difficile, l'importante è che se ne parli. E sembrano essersene accorti anche dalle parti del quartier generale di Fratelli d'Italia, dove è stata già diramata l'indicazione di non rispondere alle provocazioni di Di Maio. Il succo dei ragionamenti, nel centrodestra, è che non bisogna alimentare una polemica che serve solo a tentare di illuminare il cono d'ombra in cui è finito Impegno Civico, il neonato partito della strana coppia Di Maio-Tabacci.

Il ministro degli Esteri, infatti, coglie la palla al balzo e scrive un lungo post su Facebook in cui rinnova le sue insinuazioni su Salvini, Meloni e Silvio Berlusconi. «Salvini e Meloni dopo avermi insultato per giorni, oggi hanno anche scatenato contro di me i loro giornali di riferimento», insiste l'ex pentastellato. Poi ripete un altro claim della sua campagna elettorale: «Gli italiani devono sapere cosa succederà il 25 settembre votando la coalizione sfascia conti, cioè il trio Salvini-Berlusconi-Meloni, o se non andranno a votare». Abbandonato momentaneamente il filone del «partito di Conte», adesso svettano gli slogan sul «trio sfascia conti». «A causa delle amicizie anti europee di Giorgia Meloni (vedi Orban) e delle amicizie internazionali filo putiniane di Salvini e Berlusconi, a causa delle ricette economiche distruttive di tutti e tre e della scelta di modificare il Pnrr, il trio sfascia conti metterà a rischio i RISPARMI degli italiani, ISOLERÀ l'Italia in Europa e farà SALTARE i fondi del Pnrr», scrive Di Maio, con tanto di maiuscole. Quindi affonda: «Rischiamo una guerra economica, una catastrofe dagli effetti devastanti».

Nonostante ciò, Di Maio annaspa nei sondaggi. Con una delle ultime rilevazioni, quella di Termometro Politico, che dà Impegno Civico allo 0,8%, una percentuale che non permetterebbe nemmeno di contribuire al risultato elettorale della coalizione di centrosinistra. Per il resto, l'ex capo politico corre alla Camera come capolista al proporzionale in Basilicata e all'uninominale a Napoli Fuorigrotta, dove potrebbe spuntarla. Più difficile la rielezione per la viceministra uscente al Mef Laura Castelli, e per l'ex ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. Una corsa complicata per Di Maio. Che deve fronteggiare gli attacchi sulla sua gestione di tre ministeri: Il Mise, il Lavoro e gli Esteri.

Dagli inciampi nelle crisi aziendali, come la cessione della Mercatone Uno a una holding maltese già fallita, alle falle nella gestione della società del Mise sui servizi energetici a supporto delle rinnovabili, fino alle nomine dei fedelissimi e agli sprechi e fondi pubblici a pioggia erogati dalla Simest, passata sotto il controllo della Farnesina.

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