Donald Trump porta alla sbarra il prigioniero Nicolás Maduro nella New York feudo del socialista musulmano Zohran Mamdani, che puntualmente lancia invettive contro il presidente degli Stati Uniti per il blitz in Venezuela. Il deposto leader di Caracas è atterrato nella Grande Mela sabato sera ed è stato portato in carcere a Brooklyn in attesa di affrontare in aula le accuse di narcotraffico e terrorismo, e il neo sindaco della metropoli si trova ora a dover affrontare uno show internazionale che si svolgerà in un tribunale di Manhattan a pochi isolati da City Hall, e potrebbe diventare il primo grande banco di prova del suo rapporto con il presidente.
Mamdani ha subito criticato l'azione militare Usa, sottolineando che "attaccare unilateralmente una nazione sovrana è un atto di guerra e una violazione del diritto federale e internazionale. Questa sfacciata ricerca di un cambio di regime non riguarda solo chi vive all'estero, ma ha un impatto diretto sui newyorkesi, comprese le decine di migliaia di venezuelani che considerano questa città la loro casa - ha precisato - La mia priorità è la loro sicurezza e la sicurezza di ogni cittadino". E poi ha chiamato Trump per esprimere personalmente le sue obiezioni sul blitz e sul cambio di regime. "Ho espresso la mia opposizione, l'ho chiarita, e la questione si è conclusa lì", ha spiegato lui stesso ai giornalisti.
Queste dichiarazioni segnano la prima rottura pubblica di Mamdani con Trump dopo l'incontro sorprendentemente cordiale avvenuto nello Studio Ovale lo scorso novembre. Gli alleati di entrambi non si aspettavano che la distensione durasse a lungo, ma una crisi geopolitica in America Latina potrebbe portarli su una rotta di collisione molto più velocemente del previsto, e per ragioni diverse. In gioco c'è parecchio: il presidente controlla i finanziamenti federali per New York e, se lo volesse, potrebbe rendere il lavoro del sindaco dem molto più complesso. Maduro dovrebbe comparire oggi in corte a Manhattan (il distretto meridionale della città è da tempo sede di processi a carico di imputati di alto profilo, tra cui presunti terroristi, mafiosi e politici corrotti), e il suo caso è stato assegnato al giudice Alvin K. Hellerstein, 92enne ebreo ortodosso con quasi trent'anni di esperienza nella magistratura federale, nominato dall'ex presidente Bill Clinton. Proprio nel suo primo giorno in carica, Mamdani si è attirato le ire di Israele e della comunità ebraica per aver cancellato una serie di misure emanate dal suo predecessore contro l'antisemitismo.
Maduro, intanto, dal suo arrivo nella Grande Mela è detenuto con la moglie nel Metropolitan Detention Center, struttura che ha ospitato prigionieri di alto profilo come Ghislaine Maxwell (complice del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein), Joaquín El Chapo Guzmán, Luigi Mangione, P Diddy e Sam Bankman-Fried.
Il centro, soprannominato la "Guantanamo di New York", è noto per essere fatiscente e con condizioni definite da molti "disumane", con i topi che circolano in libertà, il cibo infestato di vermi, passando per i maltrattamenti medici e un regime carcerario durissimo.