Mancano banchi e supplenti. E c'è in vista il primo sciopero

Poche forniture di Arcuri e molte cattedre scoperte. Il 24 e il 25 iniziano le proteste. Milano, 4 classi in quarantena

A scuola si va, ma i professori nella maggior parte dei casi non ci sono. Tanto meno i supplenti, molti dei quali non sono stati ancora chiamati. La mattinata degli alunni passa così, tra qualche lezione e tanti «buchi», fermi al proprio posto - pure con la mascherina lì dove non sono arrivati i banchi singoli (ne sono stati consegnati 200mila) - perché con il Covid gli studenti non si possono alzare e neanche essere smistati nelle altri classi. Molti istituti per questo hanno cominciato con l'orario ridotto, si sono arrangiati come hanno potuto per non lasciare a casa i ragazzi. Ma senza organico al completo non si può garantire la didattica. E per i sindacati sono almeno 150mila i docenti ancora da nominare. Mentre i problemi di spazio costringono molte scuole ad alternare le lezioni in presenza con quelle a distanza.

Il ministro Lucia Azzolina assicura che almeno il problema delle supplenze è in via di risoluzione, ma comunque passeranno settimane prima che tutti i posti siano coperti. «Stiamo procedendo in questi giorni, sarà il ministero a dare i numeri ufficiali quando nomineremo tutti i supplenti», dice la titolare dell'Istruzione, in risposta ai sindacati che la accusano di «scarsa trasparenza» sugli organici. «Che manchino i docenti è un dato oggettivo, si tratta solo di quantificarlo e noi abbiamo il dubbio che nessuno conosca questo dato esattamente. Il ministero si rifiuta di rendere pubblici dati che invece dovrebbe avere e dare», denuncia del segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi. La questione dei vuoti di organico si fa sentire più che mai quest'anno con le scuole riaperte dopo i mesi di lockdown e costrette a riorganizzarsi per attenersi alle linee guida anti-Covid. Sono ancora circa 60mila le cattedre rimaste vuote dopo le immissioni in ruolo e il flop della call veloce. Particolarmente grave il problema degli insegnanti di sostegno, fondamentali per i 170mila alunni disabili. Nella sola Milano ne mancano metà di quelli necessari. Ieri, almeno, è stata nominata la maestra per il bambino con sindrome di Down in provincia di Pisa che lunedì non aveva potuto festeggiare il suo primo giorno di scuola elementare perché non aveva il sostegno. Ma è solo una goccia nell'oceano. «Mancano gli insegnanti soprattutto nel centro nord e più in generale la scuola non era ancora pronta ad affrontare, in tutto il Paese, la riapertura. Ci sono scuole senza banchi, mense che non possono ancora essere attivate e plessi in cui non è possibile riaprire a tempo pieno», denuncia il segretario nazionale della Cisl, Annamaria Furlan.

Oggi tutti i sindacati della scuola presentano i dati sul rientro in classe, sulle carenze strutturali e quelle dell'organico, docente e non solo. E si avrà un quadro completo delle criticità. All'appello mancano ancora 2 milioni di banchi monoposto. Il commissario Domenico Arcuri (nel tondo, ndr) assicura che saranno consegnati tutti entro fine ottobre, ma intanto, dal momento che senza per molte scuole è impossibile garantire il distanziamento, gli studenti devono continuare a tenere la mascherina anche da seduti.

A complicare l'avvio dell'anno scolastico arriva adesso lo stop per le elezioni, del 20 e 21 settembre e, subito dopo, lo sciopero indetto dai sindacati di categoria il 24 e il 25 del mese, che potrà creare ulteriori problemi alle famiglie. Nonostante tutte le precauzioni il rischio chiusura per Covid è dietro l'angolo. Sono già scattati diversi allarmi. Gli ultimi ieri a Milano, con quattro classi finite in isolamento, e a Monfalcone, in provincia di Gorizia, con 115 studenti in quarantena dopo che un professore è stato trovato positivo.

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