La manovra di Confindustria: "Cuneo sì, salario minimo no"

Il presidente all'ultima assemblea elenca i nodi da sciogliere Mattarella a industriali e governo: "Non cedere alle paure"

La manovra di Confindustria: "Cuneo sì, salario minimo no"
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Nella prossima legge di bilancio «come Paese dobbiamo lavorare su tre punti: il primo sono i redditi delle famiglie con il taglio strutturale del cuneo, poi la spinta agli investimenti e le riforme». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ieri nell'ultima assemblea alla guida degli imprenditori italiani non ha voluto affrontare direttamente temi economici, ma concentrarsi sull'importanza della democrazia e dei percorsi condivisi per le riforma. L'attualità è stata affrontata durante la successiva conferenza stampa durante la quale il numero uno di Viale dell'Astronomia ha enunciato il proprio manifesto. «La strada per mettere i soldi nelle tasche degli italiani è il taglio delle tasse sul lavoro», ha spiegato auspicando che il taglio del cuneo sia reso strutturale. Le risorse? «Si possono trovare con una ricomposizione della spesa del 4-5%. Le imprese sono pronte a rinunciare a tutti i 14 miliardi di tax expenditure se tutte queste risorse vanno al taglio del cuneo fiscale», ha spiegato. Poi, il rilancio degli investimenti, crollati negli ultimi trimestri. «Dobbiamo stimolare sia quelli pubblici con il Pnrr che i privati con il credito d'imposta Industria 5.0», ha chiosato.

Il terzo punto sono le riforme da attuare con un pieno spirito costituente. «Negli anni« il dibattito sulle riforme è stato influenzato da scelte e posizioni di convenienza», ha sottolineato rimarcando che i fallimenti sono causati da «una logica divisiva». Un tema, quello delle riforme, enunciato in una logica bipartisan perché la democrazia è «un valore universale» senza il quale «non possono esserci né mercato né impresa, né lavoro né progresso economico e sociale». Un assist al presidente della Repubblica Mattarella, ospite d'onore dell'assise confindustriale con i presidenti delle Camere e il premier Meloni. Confindustria «riconosce nella democrazia un valore universale e nella Costituzione una stella polare», ha precisato Bonomi servendo un assist al capo dello Stato e chiudendo alle velleità presidenzialistiche o di premierato forte che animano il dibattito.

Non è un caso che il presidente Sergio Mattarella abbia evidenziato che «se c'è qualcosa che una democrazia non può permettersi è di ispirare i propri comportamenti a sentimenti puramente congiunturali; cedendo alla tentazione cinica di cavalcare le paure». Non è un caso che le crisi economiche abbiano aiutato la nascita dei regimi autoritari in Europa nel primo Dopoguerra e non è un caso che la libertà economica non esista laddove è il sovrano a dispensare patenti per esercitare un' attività.

Le altri due questioni fondamentali affrontate da Bonomi con il suo discorso sono state l'opposizione al salario minimo legale perché, senza un rafforzamento della rappresentanza, «non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero, né la piaga del dumping contrattuale, né darebbe maggior forza alla contrattazione collettiva». La posizione è chiara: i salari sono funzione della produttività del lavoro stesso. Ultimo ma non meno importante l'accenno all'Unione europea che «deve riprendere il cammino di maggiore integrazione ma per farlo ha bisogno di più risorse comuni». «Senza fondi sovrani comuni europei, nei prossimi anni si spezzerà il mercato unico», ha spiegato Bonomi ricordando Next Generation Ue. Senza interventi comunitari la transizione energetica, infatti, diverrebbe insostenibile e dovrebbe essere rinviata.

L'ultima assemblea di Bonomi apre la corsa alla successione.

In pole position il vicepresidente di Confindustria: Emanuele Orsini, seguito dai suoi omologhi Maurizio Stirpe, Alberto Marenghi e Maurizio Marchesini. Tra i papabili anche il presidente Federacciai Antonio Gozzi e il numero uno di Confindustria Veneto Enrico Carraro. Tra gli outsider il presidente di Maire Tecnimont, Fabrizio Di Amato.

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