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Marina: un Sì contro il mercato di nomine

La primogenita del Cav contro le correnti. La Casellati: "Rilancia i valori liberali di Fi"

Marina: un Sì contro il mercato di nomine
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Una discesa in campo esplicita, determinata (e molto attesa): nella campagna per il Sì al referendum sulla giustizia, l'ingresso sulla scena di Marina Berlusconi segna una svolta importante. Con un'intervista al Corriere della sera, la presidente di Fininvest e di Mondadori spiega che a portarla ad appoggiare la riforma non sono solo il cognome che porta e la continuità con le battaglie del padre. La primogenita del Cavaliere entra apertamente nei contenuti della riforma per sostenerne la necessità, soprattutto per togliere alle correnti delle toghe il potere assoluto sui vertici degli uffici giudiziari: "La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine", dice. "Il problema non sono i magistrati, ma le correnti, che all'interno del Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e giudici. Certe dinamiche ricordano davvero un gran bazar, dove tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni, un pagherò". Parole impegnative, che vengono subito plaudite dal ministro per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati: "Rilancia i valori liberali che identificano Forza Italia". Considerazioni che arrivano in un momento in cui la temperatura dello scontro con gli oppositori della riforma si fa ogni giorno più alta. Come testimonia quanto accaduto a Giovanni Donzelli, deputato di FdI: che forse alle scuole elementari era abituato a sentirsi preso in giro per le orecchie un po' a sventola ma probabilmente non si aspettava che il body shaming arrivasse da un magistrato. Si chiama Emanuela Cozzitorta, e pubblica sul suo profilo social un post a favore del No in cui, con riferimento inequivocabile alle orecchie, chiama Donzelli "Topo Gigio". Il post suscita reazioni incredule, la Cozzitorta lo rimuove. "Non sono offeso anche perché Topo Gigio è simpaticissimo", replica Donzelli, e si dichiara invece indignato per le tesi con cui la giudice accompagna il post: "A colpirmi è la teoria illiberale per cui compito della magistratura di sinistra sarebbe quello di osteggiare il governo". "Vorrei dire che è impossibile perché sarebbe troppo grave", dice il deputato. A raccontare l'escalation contribuisce anche una ampia intervista della storica Benedetta Tobagi al Fatto Quotidiano, in cui tra le conseguenze disastrose della riforma della Giustizia viene indicata (ed è una novità) anche la impossibilità per i pubblici ministeri di indagare sui misteri di Stato: "Con questa riforma non avremmo saputo nulla di stragi e di P2", titola il quotidiano di Marco Travaglio. Tra i tanti a trasecolare c'è Claudia Eccher, membro laico del Csm: "È una falsità. L'articolo 104 della Costituzione, così come modificato dalla riforma, lascia invariata l'indipendenza e l'autonomia del pubblico ministero.

Le affermazioni di Tobagi rientrano nella disinformazione e nell'allarmismo infondato che caratterizzano spesso le prese di posizione dei sostenitori del no e che stanno avvelenando il dibattito". E al voto mancano ancora trentanove giorni.

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