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Marine non getta la spugna "Rifonderò il Front National"

La leader sconfitta annuncia un cambio di strategia: creare una nuova forza politica (con un altro nome)

Marine non getta la spugna "Rifonderò il Front National"

Le dimensioni della sconfitta erano tali da non ammettere indugi. Marine Le Pen non ha atteso più di un quarto d'ora dalla chiusura dei seggi e dalla diffusione dei primi risultati per telefonare al suo rivale e concedergli la vittoria. Ha riconosciuto che i francesi «hanno scelto la continuità» e ha cavallerescamente augurato «successo» a Emmanuel Macron.

Davanti al suo popolo deluso, accorso in numeri prevedibilmente non grandissimi al ristorante parigino dello Chalet du Lac, ha invece cercato di evidenziare la metà (scarsa) piena dell'amaro calice appena bevuto. E soprattutto ha lanciato un chiaro messaggio politico per il futuro del Front National: un messaggio di rilancio che passa attraverso il rinnovamento.

«I francesi - ha detto con la sua tipica enfasi BlueMarine - hanno scelto un'alleanza di patrioti come prima forza all'opposizione, un risultato storico e di massa». Un dato di fatto, sostanziato da una decina di milioni di voti ricevuti in questo ballottaggio. Ma questo successo non potrà appunto servire ad altro che ad alimentare «una grande battaglia di opposizione», una battaglia «tra patrioti e mondialisti» che la leader frontista si è impegnata a portare avanti a partire dalle imminenti elezioni legislative.

Ed è per questo che Marine Le Pen si è rivolta «ai patrioti francesi» chiedendo loro di unirsi a lei in un progetto più ampio, che superi gli attuali steccati entro cui il Front National è costretto e che non gli consentono di ambire realisticamente a una vittoria elettorale. «Il Fn deve rinnovarsi profondamente per essere all'altezza di questa opportunità storica. Dobbiamo trasformare il nostro movimento per costituire una nuova forza politica che porti avanti questa battaglia - ha scandito -. Faccio appello a tutti i patrioti perché si uniscano a noi».

Insomma, un tentativo di dare al Front National - o a quello che verrà dopo di esso - un volto nuovo, trasformandolo in una sorta di guida politica per un rassemblement più ampio. Un'operazione che era già cominciata dopo il primo turno di queste presidenziali, con l'arruolamento sotto le bandiere blu del sovranista Dupont-Aignan. La cui dote del 4 per cento abbondante non si è evidentemente rivelata sufficiente.

Punto debole di questa mossa annunciata, che ricorda un po' il tentativo - sostanzialmente fallito - fatto da Giorgio Almirante negli anni Settanta di creare attorno al Movimento Sociale Italiano una «Destra nazionale», sembra essere la difficoltà di allontanarsi dal marchio originale: un fronte sovranista guidato ancora da Marine Le Pen, anche con un nome diverso, darà sempre l'impressione di non essere altro che un Front National cui è stato applicato un maquillage.

Non tutti, naturalmente, la vedranno così. Già adesso il padre di Marine - che è anche il padre fondatore del partito già da lei a suo avviso fin troppo trasformato - grida al rischio opposto, quello dello snaturamento. «Questa questione dipenderà dal congresso del partito - ha detto l'ottantottenne Jean-Marie Le Pen -. Ciò non dipende né da Marine Le Pen, né da Florian Philippot che dovrebbe essere discreto, vista la sconfitta di oggi. Philippot non può fare il grandioso o proporre un cambio di nome. Deve ricordare che è un ospite in questa casa».

Va ricordato che per Jean-Marie Le Pen anche Marine è «un'ospite». Il vecchio patriarca dell'ultradestra francese non ha mai digerito di esser stato messo da parte dall'ambiziosa figlia, e anche in questi giorni ha dichiarato pubblicamente di non considerarla all'altezza del compito che si prefigge. Questo nonostante Marine, con il 35% circa conquistato ieri sera, abbia doppiato il 17,8% faticosamente incassato dal padre al ballottaggio del 2002 contro Jacques Chirac.

Rimane il fatto che, nonostante il risultato conseguito sia corposo, Marine Le Pen sperava certamente in qualcosa di più. Avviare il nuovo capitolo della destra sovranista partendo dal 40% sarebbe stato un conto, partire dal 35% è un altro.

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