Via le mascherine al chiuso da aprile. Da marzo gli stadi ritornano al 100%

Ordinanza di Speranza: da venerdì protezioni sul viso all'aperto solo in caso di folla, riaprono le discoteche (con capienza limitata). Via libera al pubblico negli impianti sportivi prima al 75%

Via le mascherine al chiuso da aprile. Da marzo gli stadi ritornano al 100%

A piccoli passi verso la normalità. Dalle mascherine, alle discoteche, fino agli stadi. Febbraio è il mese delle riaperture. I dati dei contagi e delle ospedalizzazioni, con la variante Omicron che sta rendendo endemico il virus, e soprattutto l'alta percentuale di popolazione vaccinata, autorizzano l'ottimismo anche dei virologi solitamente più cauti. Il governo ha già comunicato il calendario delle riaperture, fino al 31 marzo, quando finisce lo stato di emergenza, che non dovrebbe essere prorogato.

Domani è l'ultimo giorno in cui sarà necessario indossare le mascherine all'aperto. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l'ordinanza che dall'11 febbraio fino al 31 marzo le rende obbligatorie solo al chiuso in tutta Italia, non solo nelle zone bianche. Bisognerà però sempre averle con sé, pronte ad essere indossate in situazioni di assembramento. Anche in zona rossa sarà possibile restare senza protezioni sul viso all'esterno. «È un segnale di fiducia per il Paese», ha detto il sottosegretario alla Salute Andrea Costa su Rai 1. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) continua a raccomandare l'uso delle mascherine all'aperto in tutti i casi in cui non è possibile mantenere le distanze, soprattutto con la prevalenza della variante Omicron, molto più contagiosa e - secondo recenti dati sperimentali - «più stabile sulle superfici plastiche e sulla pelle umana rispetto al ceppo di Wuhan e alla Delta», anche se non ci sono evidenze che abbia «una maggiore capacità di sopravvivere negli aerosol o di essere trasmessa attraverso aerosol rispetto alle varianti precedenti». L'addio alle mascherine all'aperto mette d'accordo tutti. «Giusto il percorso che apre a una normalizzazione nel combattere la pandemia», scrive sui social, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. «Un ottimo segnale», per il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti. Ai microfoni di Un giorno da pecora il virologo Andrea Crisanti si spinge a ipotizzare la possibile eliminazione delle protezioni anche al chiuso tra un paio di mesi, se la curva continuerà a scendere. Ma prima che si arrivi a questa svolta cruciale il governo aspetta che i casi scendano almeno ai livelli «pre-Omicron». Più prudente il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che nella sua regione la mascherina preferisce farla tenere fino a marzo «per stare più tranquilli». Pronti a ripartire i gestori delle discoteche. Venerdì scade l'ultima proroga delle chiusure e non dovrebbero esserci sorprese. Anche se ancora non si conoscono le limitazioni, è certo che per entrare servirà il super green pass. Probabilmente la capienza sarà al 50% per i locali al chiuso, dove si dovrà tenere la mascherina quando non si balla, e al 75% per quelli all'aperto, dove si potrà stare senza.

Novità in vista anche per gli stadi, che piano piano torneranno a riempirsi. La Figc è al lavoro con il governo per portare la capienza al 100% entro metà di marzo. Ma il percorso sarà graduale. «Un primo allargamento a partire dal 1° marzo - spiega una nota del ministro Speranza e della sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali - porterà al 75% ed al 60% il limite delle capienze rispettivamente all'aperto ed al chiuso.

Per poi proseguire con riaperture complete qualora la situazione epidemiologica continuasse il trend di calo». Oggi, intanto, in Conferenza delle regioni si discuterà sulla possibilità di estendere l'obbligo del super green pass agli artisti e ai lavoratori dello spettacolo per non rischiare nuovi stop.

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