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Il massimo risultato col minimo rischio. Doppio messaggio di Donald al mondo

Il massimo risultato col minimo rischio. Doppio messaggio di Donald al mondo

La cattura di Nicolás Maduro rappresenta un punto di svolta non solo per il Venezuela, ma per l'intero paradigma della politica estera statunitense sotto la seconda amministrazione Trump. L'operazione non va letta come un tentativo di esportazione democratica di stampo wilsoniano, liberal-internazonalista, approccio tipico dell'era Biden, quanto piuttosto come un esercizio di realpolitik basato sulla forza e sulla difesa degli interessi strategici nazionali. Il riferimento implicito è ad Andrew Jackson, il presidente di due secoli fa, che fece dell'azione decisa e spesso spregiudicata uno stile di governo, intervenendo senza eccessive preoccupazioni per la legalità internazionale.

Dal punto di vista economico e strategico, l'operazione risolve un paradosso energetico fondamentale: il Venezuela dispone di un tipo di petrolio di alta qualità, ideale per essere raffinato negli impianti statunitensi del Golfo del Messico, i quali attualmente lavorano con difficoltà il pure abbondante petrolio nazionale, cosa questa di grande importanza al fine di abbattere su scala nazionale il costo della vita. Ma quanto avvenuto in Venezuela non si limita alle risorse; rappresenta lo scacco matto all'influenza cinese nella regione, compromessa dall'intervento del segretario di Stato Marco Rubio a Panama già nelle prime settimane di questa nuova amministrazione, e pone un pesante interrogativo sul futuro di una Cuba il cui fabbisogno energetico è direttamente dipendente dalle importazioni venezuelane.

Il precedente storico di Manuel Noriega proietta però un'ombra lunga sul futuro di Maduro. La sorte dell'ex leader panamense, prelevato nel 1990 e morto nel 2017 dopo quasi un trentennio di detenzione tra Stati Uniti, Francia e Panama, rende del tutto inverosimile l'ipotesi di una resa volontaria del leader venezuelano, conscio che un processo negli Stati Uniti si tradurrebbe in una condanna a vita. Resta così aperta l'ipotesi di un tradimento interno. I Narcos, sottoposti a una pressione crescente da parte degli Usa, potrebbero aver favorito la consegna di Maduro nella speranza di poter salvaguardare i propri interessi. Proprio per questo, la macchina bellica americana si è mossa con una precisione chirurgica: il ruolo della Delta Force e del Socom (il comando delle operazioni speciali) da cui dipende, è stato centrale. Non è un caso che Trump, dopo il pensionamento dell'ammiraglio Alvin Holsey del 12 dicembre, abbia affidato il Southcom (il comando per le operazioni nell'America Latina) proprio a un uomo del Socom, il generale Francis Donovan, il che ha permesso la facile integrazione di assetti che di solito agiscono in ambiti separati, segnalando da giorni uno spostamento in direzione di un modello di proiezione della forza rapido e letale.

La cattura non è stata il frutto di un prolungato bombardamento aereo, ma di una missione di infiltramento che sfruttando la copertura fornita dagli attacchi aerei mirati su nodi di comunicazione strategici, come la torre di El Volcán, e su basi militari di La Carlota e Fuerte Tiuna, dove si crede risiedesse Maduro, che hanno accecato l'eventuale risposta difensiva venezuelana, mentre la flotta al largo delle coste ha fornito una bolla di superiorità aerea e supporto elettronico volta a proteggere gli operatori sul campo.

Questa configurazione militare è stata studiata per evitare il pantano di un'invasione terrestre su vasta scala. Il Venezuela è un territorio vasto il doppio dell'Iraq e tre volte il Vietnam, caratterizzato da giungle fitte incontrollabili e centri urbani densamente popolati dove la guerra comporterebbe costi umani insostenibili. Inoltre, la permeabilità dei confini venezuelani espone al rischio di infiltrazioni di guerriglieri dai paesi vicini, scenario che avrebbe potuto trasformare il conflitto in una lunga guerra di logoramento regionale. L'uso delle Forze Speciali ha permesso di evitare tale deriva, dimostrando che gli Stati Uniti preferiscono ora operazioni mirate piuttosto che occupazioni territoriali permanenti.

Da notare che la rimozione di Maduro è stata presentata non tanto per la sua natura di dittatore, quanto per la sua classificazione come terrorista e narcotrafficante, onorando una promessa elettorale che vedeva nel contrasto al traffico di droga il principale volano per l'azione militare.

Il messaggio inviato al mondo con l'intervento venezuelano conferma così quello della National Security Strategy 2025, e non è un monito universale contro la dittatura, ma una dichiarazione di egemonia regionale che potrebbe però avere riflessi importanti su scala globale. Rivendicando l'America Latina come zona d'influenza esclusiva, Washington legittima implicitamente altre potenze regionali a fare lo stesso nelle proprie aree di prossimità. Questo nuovo importante assetto geopolitico solleva interrogativi critici, specialmente se si considera che nella sfera d'influenza rivendicata dall'amministrazione Trump rientra anche la Groenlandia, territorio della Danimarca e dunque parte integrante di un paese al tempo stesso membro dell'Ue e dell'Alleanza Atlantica.

La cattura di Maduro si configura come una massiccia vittoria propagandistica interna per un Trump che ha saputo trasformare una questione di politica estera in una di sicurezza interna che ha oltretutto l'effetto di consolidare il mito del presidente che mantiene le promesse. La cattura sarà così venduta da Trump come il colpo decisivo ai cartelli della droga che avvelenano quelle comunità rurali che costituiscono la sua base elettorale più fedele. Infine, la rapidità e la precisione chirurgica dell'operazione, permettono a Trump di dimostrare che, sotto la sua guida, il Pentagono è tornato a essere una macchina letale e pragmatica, libera dalle pastoie burocratiche e dalle preoccupazioni per il politicamente corretto.

Aver rimosso un leader senza scatenare una guerra di terra senza fine è il messaggio centrale: Trump ottiene risultati massimi con rischi minimi per la vita dei propri soldati, contrapponendosi ai fallimenti prolungati di amministrazioni passate in Medioriente.

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