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Mattarella bacchetta Trump. "Pretesa di agire fuori regole"

Il discorso del capo dello Stato per la laurea honoris causa a Firenze: "Non permettiamo che si realizzi una regressione alla tirannide cesarista"

Mattarella bacchetta Trump. "Pretesa di agire fuori regole"
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Uomini soli al comando. "Tirannidi cesariste" che si affacciano sul mondo, con "la pretesa di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi internazionali". Dittatorelli vari, e non solo, perché "oggi i protagonisti degli scenari globali sono soggetti tecnologico-finanziari". E insomma, dobbiamo stare attenti, avverte Sergio Mattarella: dopo tanti decenni di pace e democrazia "non lasciamo che si realizzi una simile regressione". Con chi ce l'ha il capo dello Stato? Con Vladimir Putin, certo: non ha forse invaso l'Ucraina? Con i big tech che "erodono la sovranità" delle nazioni, anche. Ma chissà, magari vuole pettinare pure il ciuffo rosso di Donald Trump, un altro che con guerre vere e guerre di dazi rompe gli schemi multilaterali minando, ad esempio, l'autorità dell'Onu. Al Quirinale c'è molta preoccupazione per quanto avviene nel Golfo e per le ripercussioni sull'Italia: il presidente ha infatti convocato per venerdì il Consiglio supremo di Difesa.

Intanto a Firenze, teatro del Maggio Musicale, lectio magistralis dopo il conferimento della laurea honoris causa in politica, istituzioni e mercato dalla scuola Cesare Alfieri. Mattarella in stocco e mantella pronuncia un discorso forte. Parte, non a caso, proprio da La democrazia in America di Alexis de Tocqueville. "Nelle sue molte intuizioni profetiche, la più inquietante per il nostro tempo è quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce di temere l'aspetto filantropico e le forme fraudolentemente rappresentative". Quel "temibile ufficio tutorio dell'individuo" che porta a "far perpetuare l'infanzia dell'uomo". Quasi una dittatura strisciante, morbida, graduale. "Non lasciamo che ciò avvenga".

E c'è di più. Oggi, spiega il capo dello Stato, in una situazione internazionale già di per sé drammatica, intervengono pesantemente i giganti economici e tecnologici delle multinazionali e con la loro "grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità" per modificare gli equilibri e influenzare le scelte dei governi. Niente di nuovo, del resto succede da diverso tempo. "Nuova però essere è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali sulla base della parità tra gli Stati". Adesso sono sempre gli affari a muovere i conflitti e a costruire le paci, non più gli ideali, e qui subito si pensa che alluda al Board of peace per Gaza.

Dunque attenzione massima, stiamo per essere travolti dagli avvenimenti. "La contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nellordine internazionale e in quello economico con riflessi sugli ambiti istituzionali". Che fare? "Come hanno detto gli studiosi di questa università, non ci sono risposte semplici a problemi complessi". Forse, almeno per quanto riguarda l'Italia, bisognerebbe tornare allo spirito dell'Assemblea costituente. "Collaborazione autentica tra politici, giuristi e uomini di cultura. Dialogo. Rispetto. Tolleranza. Ascolto delle ragioni dell'altro. Capacità di mediazione e di sintesi. Compromessi di alto livello". Per questo i giovani e gli studenti devono essere provvisti di "buone vettovaglie" per affrontare il viaggio nel futuro.

Al termine

della cerimonia il presidente fa una breve visita all'istituto storico della Resistenza. Bagno di folla. "Sergio, Sergio, sei il nostro baluardo", grida la gente per via Carducci. Nel pomeriggio il ritorno a Roma, in treno.

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