da Roma
Lo scenario delle elezioni anticipate a giugno non è mai davvero esistito se non negli auspici di un pezzo di opposizione, per altro ben consapevole di quanto fosse irrealizzabile nonostante lo abbia per giorni veicolato con solennità. Difficile scommettere, invece, su cosa davvero accadrà dopo l'estate, visto che cinque mesi in politica sono un'era geologica e il quadro italiano è inevitabilmente legato anche a quanto succederà in Medio Oriente nelle prossime settimane e alla forza con cui la crisi energetica si abbatterà sull'Italia. Dopo l'informativa di Giorgia Meloni alle Camere, però, sembra alquanto chiaro che a Palazzo Chigi c'è la convinzione di andare avanti dritti, forse addirittura fino alla scadenza naturale della legislatura a settembre 2027. Lasciando dunque cadere anche l'ipotesi di votare a marzo 2027, data che in molti davano come più probabile per evitare un'altra campagna elettorale sotto l'ombrellone e perché nel caso la nascita del governo non sia rapida come l'ultima volta si rischierebbe di andare a ridosso della legge di Bilancio.
Ieri, in verità, Meloni non si espressa sul timing esatto, ma quel "governeremo per cinque anni" che ha seguito il suo "no" a dimissioni o rimpasti lascia aperto ogni scenario. Soprattutto tenendo conto del fatto che un pezzo di Fdi e certamente la Lega (giorni fa ne parlava in Transatlantico il viceministro leghista Edoardo Rixi, numero due di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture) teorizzano sia quella la strada maestra. Per due ragioni. La prima è che il governo avrebbe sei mesi in più di tempo, non a caso che il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari parla di "andare avanti per questo anno e mezzo" (quindi fino a scadenza naturale) "con il taglio delle tasse e gli investimenti in sanità e sicurezza". La seconda ragione, invece, è che la batosta referendaria sarebbe ancora più alle spalle e, forse, in parte metabolizzata. Peraltro, se davvero andasse in porto la riforma della legge elettorale (proporzionale con premio di maggioranza) verrebbe a cadere il secondo dei due argomenti a favore del voto a marzo 2027, visto che a quel punto un pareggio non sarebbe più un'ipotesi sul tavolo.
Di riforma elettorale, ieri Meloni non ne ha parlato, ma chi in Fdi maneggia direttamente il dossier in prima battuta dà per scontato che prima dell'estate arriverà almeno il via libera della Camera. E il fatto che ieri sera alle 20 la commissione Affari costituzionali di Montecitorio si sia riunita per pronunciarsi sul "perimetro" della legge elettorale lascia supporre che si voglia andare avanti spediti. Il quadro sarà più chiaro nelle prossime settimane, anche se Matteo Renzi è convinto che sul punto "la maggioranza tirerà dritto". "Secondo me - dice l'ex premier nel Salone Garibaldi del Senato - Meloni farà la legge elettorale. Pd e M5s la vorrebbero votare ma non possono e quindi non faranno casino". Per il leader di Italia viva, infatti, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte "hanno interesse" a un sistema di voto che azzeri il rischio - oggi concreto - di un pareggio o quasi pareggio.
La premier, dunque, è decisa ad andare avanti. Ed è anche per questo che ieri ha blindato forse come mai prima i suoi due vicepremier Tajani e Salvini che, dice alla Camera, "sono orgogliosa di avere al mio fianco". Entrambi hanno infatti i loro affanni. Il primo è alle prese con il caos dentro Forza Italia e proprio oggi dovrebbe incontrare a Milano Marina e Pier Silvio Berlusconi per fare il punto. Il secondo, invece, deve rintuzzare la corsa a destra di Roberto Vannacci.
Un quadro complesso, con Meloni ben consapevole che la strada potrebbe essere in salita sotto diversi fronti. Uno dei quali è quello evocato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari nelle ore successive alla sconfitta referendaria.
E cioè il rischio che l'azione delle procure possa "diventare ancora più invasiva". Non a caso, parlando di lotta all'immigrazione ieri Meloni ha fatto appello alla magistratura affinché "assicuri l'effettiva applicazione" delle norme "scritte dalla politica".