Stop alle fatture degli ospedali svizzeri per le famiglie dei feriti italiani nell'incendio a Crans Montana del primo gennaio scorso: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni incassa l'ok da parte del presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin, a margine del vertice della Comunità Politica Europea di Yerevan, in Armenia.
Tra una riunione e l'altra, la premier evita la beffa per le famiglie italiane che avrebbero dovuto pagare le spese per i feriti curati nelle strutture sanitarie svizzere. Meloni porta a casa il primo risultato: il conto non lo pagheranno gli italiani. La Svizzera fa retromarcia. Ora i due governi lavoreranno a una soluzione definitiva. La richiesta dell'Italia è che la Svizzera rinunci al rimborso. Il governo elvetico, alle prese con le polemiche interne, soprattutto da parte dei partiti nazionalisti, deve individuare una strada giuridicamente percorribile. Gli accordi tra i due Stati impongono che in caso di assistenza sanitaria a cittadini sul suolo elvetico sia il ministero della Salute a pagare le spese. Nella nota Palazzo Chigi chiarisce che "sono in corso gli approfondimenti del Consiglio federale svizzero volti a individuare una soluzione accettabile". Meloni ha ribadito la piena "disponibilità a mantenere un'interlocuzione costante al fine di agevolare una rapida e definitiva risoluzione della vicenda".
La premier si sofferma al termine del vertice sul dossier fatture: "Ho avuto un bilaterale con il presidente della Svizzera sulla questione annosa delle fatture ospedaliere, ho avuto per ora intanto la garanzia che non saranno inviate fatture alle famiglie, e poi vediamo come gestire la questione sul piano bilaterale". Dichiarazione in sintonia con il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, che oggi sarà in Italia per un incontro ufficiale con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. "Ho confermato a Giorgia Meloni che il Consiglio Federale avrebbe esaminato la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti. Abbiamo convenuto che i servizi competenti dei due paesi sarebbero rimasti in contatto", rilancia il presidente Parmelin su X. "Questi costi saranno coperti dai programmi di assistenza alle vittime, nella misura in cui non siano coperti dall'assicurazione. Per evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture ai familiari delle vittime", conferma Parmelin.
Tra le soluzioni ipotizzate c'è il ricorso al fondo di 20 milioni annunciato dal governo svizzero per consegnare alle famiglie dei ragazzi coinvolti nella strage di Crans un primo ristoro. Questa strada però comporterebbe tempi lunghi: l'approvazione del fondo richiede il via libera da parte del Parlamento e potrebbe essere sottoposto a referendum. E poi suonerebbe come una seconda beffa, dovendo rinunciare ai primi indennizzi.
L'altra ipotesi è quella di utilizzare una normativa confederale che permette allo Stato centrale di rimborsare i cantoni per le cure a cittadini stranieri. La terza ipotesi, quella caldeggiata dal governo italiano, è la rinuncia al rimborso in virtù di una clausola eccezionale inserita nell'accordo tra Italia e Svizzero sulle prestazioni sanitarie.