da Roma
Lo scontro istituzionale pare al momento scongiurato. E sia da Palazzo Chigi che dal Quirinale si tende a minimizzare una tensione che in verità resta alta nonostante la soluzione dei due decreti (un secondo correttivo del primo, da pubblicare contestualmente in Gazzetta ufficiale) per venire incontro ai rilievi del Colle sulla norma che prevede un rimborso di 615 euro all'avvocato che assista con successo un migrante che richiede il cosiddetto "rimpatrio volontario". Una via d'uscita, spiega la sottosegretaria per i Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, "condivisa con tutti gli attori". E, dunque, si suppone anche con il Quirinale, dove lunedì pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha avuto un colloquio di 45 minuti con Sergio Mattarella.
L'intesa, però, va ancora limata, tanto che ieri sera a Palazzo Chigi erano in corso interlocuzioni non solo per chiudere la partita dei sottosegretari (un nodo che sarà sciolto oggi) ma anche per decidere la tempistica esatta del secondo decreto correttivo e ragionare sulle coperture che dopo la "correzione" diventano decisamente più corpose (si prevede una platea allargata dei soggetti che potranno ricevere gli incentivi e il contributo verrà elargito anche se la pratica di rimpatrio volontario non dovesse andare a buon fine). E non è un caso che dal Colle - dove non hanno gradito il clamore mediatico che ha seguito rilievi che rientrano nelle prerogative presidenziali e che sono il frutto di una normale interlocuzione - si limitino a far sapere che il capo dello Stato farà le sue valutazioni solo quando il testo del decreto correttivo sarà fisicamente sul suo tavolo.
Insomma, ore convulse. Tanto che in un punto stampa durante la sua visita al Salone del mobile di Milano, Meloni pesa le parole con cura. Dice di non considerare "un pasticcio" il decreto Sicurezza e parla di "rilievi tecnici" da parte del Quirinale e pure degli avvocati. "Gli stiamo raccogliendo - spiega - e li trasformeremo in un provvedimento ad hoc, perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma". La premier, però, ci tiene a sottolineare che "la norma rimane", perché "è di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni". E ancora: "I rimpatri volontari assistiti sono uno strumento che l'Europa ci chiede di intensificare e che continuiamo a portare avanti. Almeno su questo mi pareva che fossimo d'accordo, ora scopro che non siamo d'accordo più neanche su questo, ma andiamo comunque avanti". L'affondo è evidentemente rivolto alle opposizioni, ma visto l'altolà arrivato dal Quirinale è difficile non volgere lo sguardo anche verso il Colle e quelle osservazioni costituzionali che Meloni definisce semplici "rilievi tecnici".
E che la tensione sia strisciante lo dimostrano le parole del vicepremier Matteo Salvini. "È stupito dei rilevi del Quirinale sul decreto Sicurezza?", gli chiedono i giornalisti che lo intercettano al Salone del mobile di Milano. "Non mi stupisco più di nulla", taglia corto il leader della Lega. Secondo cui l'importante "sono i risultati" e quindi "che sia a norma di legge la stretta contro i maranza, contro chi porta in giro dei coltelli e che vengano velocizzate le espulsioni, i rimpatri e ridotto il numero di quelli che entrano" è "assolutamente positivo". E anche il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni lascia intendere di avere molti dubbi sugli appunti del Quirinale. "Cosa penso dei rilievi del Colle? Io - dice in Transatlantico quando nell'aula della Camera si è ormai sopita la bagarre - non sono un costituzionalista, ma credo che la ratio della norma sia giusta perché dobbiamo fare più rimpatri".
E ancora: "Ci sono due modelli diversi: c'è chi vuole la sanatoria per 500mila persone come Pedro Sánchez e chi invece vuole incentivare i rimpatri come ci chiede l'Europa". Tutte ragioni, spiega nel suo intervento in Aula il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, per le quali "il governo andrà avanti con determinazione".