La Commissione Ue "non fa commenti specifici", ma ci tiene a sottolineare come "in questa fase l'attenzione è rivolta allo sfruttamento pieno dei finanziamenti Ue già disponibili e che sono davvero ingenti". All'indomani della lettera con cui Giorgia Meloni ha chiesto a Bruxelles più flessibilità di spesa e l'estensione della deroga al Patto di stabilità prevista per gli investimenti militari anche all'energia, le parole dei portavoce di Ursula von der Leyen non sembrano essere di apertura, anzi vanno esattamente nella stessa direzione tracciata dalla presidente della Commissione Ue in chiusura dell'ultimo Consiglio europeo che si è tenuto a Cipro a fine aprile: le maggiori risorse per contrastare il caro energia causato dalla crisi di Hormuz e dalla guerra in Iran sono da cercare nei fondi già messi a disposizione e non ancora utilizzati. Insomma, niente deroghe senza una vera recessione. Poi, certo, aggiungono dallo staff di von der Leyen, l'Ue "continua a seguire da vicino gli sviluppi ed è pronta ad agire di conseguenza, anche avvalendosi delle flessibilità esistenti". Insomma, non è un'apertura ma neanche una chiusura netta.
Ed è anche per questo che a Roma la percezione è che qualche margine di manovra, magari piccolo, ci sia. Così, dopo la lettera di Meloni - ieri la premier ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente della Repubblica di Polonia Karol Nawrocki - sono i big di Fdi a insistere nel pressing. Da Bruxelles è il capo-delegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza ha invitare l'Ue a "uscire dalla logica ragionieristica" e "predisporre urgentemente tutti gli strumenti utili per consentire a sé stessa e agli Stati membri di fronteggiare questa crisi". In questo momento, gli fa eco da Roma il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, "l'Europa non deve rischiare di arrivare tardi", perché "se la crisi internazionale prosegue e l'Europa si accorge delle difficoltà in ritardo, poi è un problema". E da Parigi, dove è in corso il G7 Finanze, fonti del ministero dell'Economia fanno filtrare che sulla richiesta avanzata dall'Italia per allargare la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa anche all'energia "si continua a trattare".
E di energia Meloni ieri avrebbe parlato anche con Carlo Calenda, ricevuto a sorpresa a Palazzo Chigi per un colloquio nel quale difficilmente non ha fatto capolino la riforma della legge elettorale.
In mattinata, invece, la premier ha riunito Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi per provare a chiudere la questione delle nomine ai vertci di Consob e Antitrust prima del Consiglio dei ministri in programma venerdì.