da Roma
Il Consiglio dei ministri è terminato da una manciata di minuti e Giorgia Meloni già rivendica il via libera alle misure del pacchetto sicurezza che, dice sui social, "non è un provvedimento spot", ma "un ulteriore tassello" verso "uno Stato che non gira la testa dall'altra parte" e "restituisce sicurezza e libertà ai cittadini". Nella sala stampa di Palazzo Chigi, intanto, i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio si sono appena seduti per illustrare le misure. Con il titolare dell'Interno che parla di "proficua interlocuzione con il Quirinale". "Ci sono state giuste sottolineature" da parte del Colle, insiste Piantedosi, ma "il testo esce come era stato proposto sin dall'inizio" perché, aggiunge, "conosciamo un po' di diritto anche noi". Il Guardasigilli, invece, arriva ad evocare le Brigate rosse, un fenomeno, dice Nordio, "nato proprio per un'insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell'ordine".
Due ore di Consiglio dei ministri in cui la premier esorta i presenti a spiegare le norme contenute nel decreto e nel disegno di legge usando toni pacati, per evitare di prestare il fianco alle opposizioni che, ormai da giorni, accusano il governo di aver messo in campo un'operazione di "propaganda politica" costruita "sullo scontro e sull'uso della paura". Ma il testo, rimarca Meloni durante la riunione, è stato sottoposto agli uffici giuridici del Quirinale. E il punto di caduta del provvedimento, avrebbe sottolineato il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano che ha gestito in prima persona il confronto con il Colle, è a prova di costituzionalità, perché - è il senso del ragionamento - pur introducendo una stretta sulle manifestazioni per evitare episodi come quelli di Torino rispetta comunque libertà e diritti.
Mentre Piantedosi e Nordio entrano nel merito delle misure - più di un ministro chiede chiarimenti sul fermo di dodici ore per chi costituisce un "concreto" pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni - la premier insiste poi con i presenti sulla necessità di illustrare decreto e ddl in maniera semplice, evitando i tecnicismi e sottolineando che l'obiettivo è la "protezione" dei cittadini. D'altra parte, nella conferenza stampa dello scorso 9 gennaio Meloni aveva collocato la sicurezza tra le "priorità" del 2026. Per convinzione, certo. Ma forse anche con un occhio a un anno che sarà totalmente assorbito da una campagna elettorale che si annuncia permanente e che tra referendum sulla giustizia e voto amministrativo ci porterà dritti alle politiche del 2027.
Così, dopo aver rivendicato il pacchetto sicurezza sui social a Consiglio dei ministri appena finito, a sera la premier decide di partecipare a Dritto e rovescio su Rete4. "C'è un problema di mentalità sbagliata, serve - spiega Meloni - un approccio più duro, anche da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei cittadini a ogni livello". Approccio che si rende necessario anche perché finora "un certo doppiopesismo della magistratura" ha reso "difficile" difendere i cittadini. Poi la replica alle opposizioni. "La sinistra - dice - attacca perché non ha argomenti". Come sull'Ice ai Giochi di Milano Cortina, aggiunge la premier. Anche quella è stata "una polemica surreale", visto che "la sezione investigativa della cosiddetta Homeland security investigations esiste dal 2002, collabora con l'Italia da sempre e non ha mai svolto e non svolgerà operazioni di polizia sul nostro territorio". Allo stesso modo Meloni punta il dito con "la sinistra che ci accusa di volere lo stato di polizia", perché - dice - è "la stessa sinistra che ieri ci accusava di non aver fermato quelli che a Torino erano arrivati dall'estero". Insomma, "fate pace", perché "la norma serve esattamente a questo". Così, sul referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo.
Ora, dice Meloni durante l'intervista a Dritto e rovescio, "stanno tirando fuori il jolly del fascismo perché sono disperati". Ma, aggiunge, "sanno che è una riforma di buon senso" perché "avere una magistratura non ideologizzata e nella quale chi sbaglia viene sanzionato" significa "avere una giustizia che garantisce meglio i nostri diritti".