Meloni stoppa Macron. "No alle pose muscolari"

La premier non fa passi indietro: "Costringere Putin a trattare. Un problema se facciamo propaganda anche noi come i russi"

Meloni stoppa Macron. "No alle pose muscolari"
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Lo zar, vabbè, il nemico, l'aggressore brutto, sporco e cattivo è sempre lui, Vladimir. Voleva «ripristinare i confini storici della Russia», invadere mezza Europa, ma «l'abbiamo fermato». E adesso «non molliamo» finché non «lo costringiamo a sedersi al tavolo delle trattative per una pace giusta». Su questo, assicura Giorgia, «l'obbiettivo è chiaro» e la linea della fermezza non cambia. Però, spiega, l'Italia non entrerà in guerra contro Mosca. Basta con i proclami, basta con i bicipiti ostentati dai boxeur di Parigi. Macron che in alcuni atteggiamenti si mostra pugile, Biden che da del macellaio a Putin, certe ansie, le dichiarazioni esagerate, i preparativi a combattere. Questi eccessi non servono.

Insomma, dice la premier a Fuori dal Coro, su Retequattro, «io penso che si debba essere muscolari nei fatti e non nelle pose, che bisogna reagire in modo serio e fare attenzione ai toni che si usano». La Meloni non ha «condiviso le parole» del presidente francese, «l'ho detto anche a lui». E questo non significa «che non si debba fare ciò che è giusto fare», tuttavia «occorre stare accorti a come certe cose vengono vendute». E qui se la prende con il corto circuito informativo alimentato dalle veline delle cancellerie. «Vengo da un Consiglio europeo dove si parlava di protezione civile e mi ritrovo che staremmo preparando la guerra». Calma e gesso, c'è già un clima piuttosto teso, evitiamo che la situazione sfugga di mano. Altrimenti «ci mettiamo pure noi a fare propaganda come Mosca». Come per l'attentato dell'Isis, che Putin ha rovesciato «dando la responsabilità ai servizi segreti ucraini e occidentali». Confusione, disinformatija, rischi nucleari. «Rispediamo al mittente l'idea che chi cerca di aiutare l'Ucraina vuole la guerra e quasi quasi i russi che l'hanno invasa vogliono la pace. Se chiediamo a Kiev si arrendersi, corriamo il pericolo di ritrovarci un conflitto ancora più vicino a casa». Dunque fermezza ma nessun salto pugilistico in avanti. E le azioni devono avere una cornice internazionale.

Vale pure per i flussi. «Gli accordi hanno oggettivamente bloccato gli arrivi. L'Italia sta facendo scuola e la Ue comincia a seguirci. Nonostante l'opposizione della sinistra nostrana, si vedono i primi frutti». Roma, insiste la Meloni «è protagonista» sul tema migranti «con una serie di iniziative innovative». Dai memorandum con Tunisia e Egitto all'intesa con l'Albania fino ai negoziati con gli Stati africani. Progressi, spiragli, però «le nostre città non sono ancora sicure». Peccato, dice, che parecchi remino in altre direzioni. Si lamenta per «certa magistratura politicizzata» che ha ostacolato il decreto Cutro sui rimpatri. Elenca «gli sforzi del governo» sulla sicurezza, contro la criminalità micro e macro: le assunzioni di agenti, l'utilizzo dei militari per le strade, i provvedimenti contro i borseggi e la difesa dei minori, le norme per evitare le occupazioni abusive delle case, la politica sugli alloggi. E la sanità, altro punto dolente. «L'organizzazione compete alle Regioni, noi pur nelle difficoltà di bilancio cerchiamo di metterci i soldi. Il Fondo sanitario 2024 è arrivato al suo massimo storico». Ora Palazzo Chigi, racconta, è impegnato sui rinnovi dei contratti e per risolvere la carenza di personale negli ospedali.

Intanto tra pochi mesi si vota per le europee: possibili risvolti sulla maggioranza? La Meloni non parla di Salvini e nemmeno della sua candidatura. Però si vede a lungo al potere. «Lavoro per il benessere della gente, farò un passo indietro solo quando non avrò più consenso. E l'Italia è messa meglio di un anno e mezzo fa».

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