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La lotta per salvare la poltrona. ​Ecco chi ha paura del voto

Rimpasto? Nuovo governo o elezioni? Gli scenari che si prospettano nel caso in cui il 9 dicembre il Mes non venga approvato sono molteplici, ma per ora sembrano fantapolitica

La lotta per salvare la poltrona. ​Ecco chi ha paura del voto

Rimpasto? Nuovo governo o elezioni? Gli scenari che si prospettano nel caso in cui il 9 dicembre il Mes non venga approvato sono molteplici. E il rischio di una crisi torna di nuovo dietro l'angolo. Ma i 5 Stelle, temendo un ritorno alle urne, provano a serrare i ranghi. La riunione infuocata di ieri sera ha acceso le spaccature tra i penatstellati sul voto del 9 dicembre sul Mes. Le posizioni sono varie e trovare una sintesi in pochi giorni non sarà certo semplice.

Se Beppe Grillo con un post sul suo blog dal titolo ‘La Mes è finita’ ha nuovamente ribadito la sua contrarietà all’uso del fondo Salva-Stati, Luigi Di Maio, intervistato dal Tg1, ha detto chiaramente:"Sarebbe da irresponsabili votare contro il governo e il presidente del Consiglio che chiede il mandato per andare in Europa a sbloccare i 209 miliardi del Recovery Fund". E ha precisato: "Si vota sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio e del governo in aula, non si vota sull'accesso al Mes". Dentro il M5S, nonostante il clima da stadio che ha caratterizzato la riunione di ieri, c’è la convinzione che, alla fine, i mal di pancia rientreranno. “La maggioranza sarà compatta. Credo che troveremo una soluzione, cercando di contemperare tutte le posizioni. Non vedo scenari alternative”, dice a ilGiornale.it Sergio Battelli, presidente della Commissione Affari Europei della Camera. Gli fa eco il senatore Emanuele Dessì: “Credo che prevarrà il buonsenso e si troverà una mediazione per passare questa fase difficile di congiuntura economica. Il mio auspicio – dice - è che si arrivi a gennaio tutti insieme dopo la finanziaria, sperando in un rilancio di tutte le attività”.

E il problema sono, appunto, le varie scadenze che attendono il governo: la finanziaria, la presidenza italiana del G20, la gestione e la distribuzione dei vaccini e il Recovery Fund. E, tra due anni, l’elezione del Capo dello Stato. Tra i giallorossi, insomma, il ritorno al voto non è un opzione contemplata. “Elezioni adesso? Non le capirebbe nessuno”, dice Dessì. “Se ti torna alle urne vince il centrodestra. C’è davvero qualcuno che vuol far gestire a Salvini i 209 miliardi del Recovery e dargli anche la possibilità di eleggere il nuovo capo dello Stato?”, si chiedono dentro il Pd. Ma non solo. Al momento mancherebbero anche i presupposti tecnici per votare. “Al di là dell’esito delle elezioni, dopo il taglio dei parlamentari, non abbiamo ancora cambiato la legge elettore e le altre riforme che dovevano accompagnare il taglio sono ferme”, fa notare il deputato dem Fausto Raciti. L’unica eventualità è un rimpasto che in tanti vorrebbero e che nessuno, finora, ha avuto il coraggio di chiedere esplicitamente. “Ci può anche essere un riequilibrio del governo, ma in primavera. Ora è sbagliato solo parlarne”, sentenzia il grillino Dessì. Un parlamentare di lungo corso come Giacomo Portas, leader del movimento I Moderati, commenta: “Parlare di rimpasto adesso è una follia. Non è una cosa utile all’Italia oggi. Non so chi lo voglia, ma penso che all’Italia serva altro: la riapertura delle scuole e la distribuzione dei vaccini. Poi, è ovvio che ministri come la Azzolina e Di Maio non sono adeguati”.

Stefano Ceccanti, deputato del Pd, è sicuro che il 9 dicembre non cambierà nulla: “Il Mes passa. In caso contrario, si aprirebbe una crisi. L’unica alternativa sarebbero le elezioni e, perciò, tutti si daranno calmata”. Attualmente, infatti, il M5S rappresenta il 32% degli italiani che lo hanno votato nel 2018. Una percentuale che verrebbe più che dimezzata nel caso di un voto anticipato. Una quasi certezza che fa dire a Ceccanti che “i dissensi dei grillini rientreranno quasi tutti e la maggioranza sarà autosufficiente”. I numeri, alla Camera, probabilmente ci sarebbero, ma il problema è il Senato dove bastano 10/15 dissidenti. “Sono contrari in questa fase, ma c’è una settimana di tempo per trovare una formula che accontenti tutti”, spiega Dessì che, però, rispedisce al mittente gli out-out: “Il Pd deve rendersi conto che non ha i numeri per far approvare il Mes. Se insiste significa che vuole andare al voto e questo non ha senso”. Quale può essere, quindi, la scappatoia? “Noi siamo pronti a non mettere veti, però, sia chiaro che finché c’è il M5S in questa maggioranza di governo le linee di credito del Mes non saranno mai attivate”, chiosa Dessì rilanciando del viceministro Pierpaolo Sileri. Anche il renziano Michele Anzaldi è sicuro che “finirà bene e il governo si salverà” e lancia una provocazione: “Se il centrodestra davvero vuole andare a votare, dovrebbe votare sì al Mes. Solo così si vi sarà una spaccatura nella maggioranza. Già ieri il Pd si è diviso sul Dpcm di Natale…”.

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