Leggi il settimanale

Il metodo di Askatasuna: "Arruoliamo i più violenti"

Nelle carte della Procura il disagio diventa il carburante per gli assalti organizzati contro vetrine e poliziotti

Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna
Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna
00:00 00:00

Bisogna pescare nella rabbia. Le carte dell'accusa del processo d'appello ad Askatasuna (l'ennesimo dagli anni '90 a oggi) disegnano un quadro preciso. Il "collettivo politico", come "Aska" si definisce, ha una strategia: agganciare le situazioni di disagio, tensione e protesta tra i ragazzi. Il linguaggio è esplicito. Si parla di "super giovani da saccheggio". Di gente già abituata alla violenza. "Bastano due o tre così", si legge nelle conversazioni intercettate, per costruire gruppi pronti allo scontro. Ma esistono dei limiti. Giorgio Rossetto, il leader chiamato "Wallace", rivolgendosi a Mattia Marzuoli, un altro del gruppo di vertice, afferma che "bisogna fare selezione... non basta basarsi sulla simpatia di un giorno, di due, tre quattro... noi dobbiamo affidarci a gente che partecipa". Non come Hanif Yassine Abdessamad, un ragazzo marocchino che - si legge nelle carte della Procura - "ha dichiarato di essere stato aggredito con violenza da un gruppo di italiani che gestivano la struttura perché non aveva assecondato le richieste di partecipare alle iniziative del centro sociale Askatasuna e contestava le richieste di versamento di denaro". Il 26 ottobre 2020, in piazza Castello a Torino, un gruppo di giovani dà vita a "ripetuti attacchi contro le forze dell'ordine con lanci di bottiglie di vetro, sampietrini e bombe carta con il danneggiamento delle vetrine di circa 50 esercizi commerciali". I leader di "Aska" intravedono una possibilità. Guido Borio, ispiratore intellettuale dell'organizzazione, scorge insieme agli altri la possibilità di "infornare nella loro direzione 3-4 persone così". E Marzuoli "nel ribadire che erano 50 a saccheggiare via Roma sottolinea come questi vivono da schifo... si pigliano tutto lo schifo di questa società e che ne bastano due, tre di loro".

Situazioni al limite, e dunque sfruttabili da Askatasuna. Il Tribunale di Torino, in primo grado, non ha riconosciuto l'associazione a delinquere. Le condanne sono arrivate soltanto per singoli episodi. Nel testo firmato dal pubblico ministero Manuela Pedrotta, incaricata del caso dalla procuratrice generale Lucia Musti, c'è anche un passaggio sul rapporto tra "Aska" e i ragazzi dei Fridays for Future. Di questi ultimi il centro sociale si lamenta "perché hanno criticato i militanti... responsabili delle aggressioni ai danni di stranieri intenti a spacciare nelle strade attigue al centro sociale". E ancora: "Per gli imputati sono giovani di scarso valore ma comunque potenzialmente utili alla causa, che si dovrebbero adeguare alle loro decisioni". Ma qual è l'obiettivo di questo network antagonista? In un altro passaggio Umberto Raviola, condannato in primo grado a 4 anni e 9 mesi di reclusione, dice a Marzuoli che "Aska" ha "ancora un appuntamento con la storia che deve superare" dato che "la nostra organizzazione d'ora in poi avrà numeri elevati di prigionieri... se siamo fortunati faremo una politica di nuovo, di fine anni venti, quella, cioè da liberi, che hai finito di scontare sta ondata... sennò bisogna, alla lunga, anche trovare un espediente". Questi sono i metodi aggregativi del collettivo torinese. Lo stesso che a fine gennaio, in una manifestazione seguita allo sgombero del loro centro sociale, ha preso a martellata in testa i poliziotti, rivendicandolo.

Ieri in Consiglio regionale, Avs e Movimento 5 Stelle hanno deciso di non votare un riconoscimento per gli agenti feriti durante gli scontri del 31 gennaio.

La prossima udienza è prevista il 18 maggio e "Aska", a mezzo social, si è data appuntamento alle ore 9.30, "sempre nella maxi aula2", per solidarizzare con i 25 imputati. L'accusa chiede che venga riconosciuta l'associazione a delinquere.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica