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Il sistema Pisicchio: lista degli assunti e soldi in contanti per ottenere voti

Il metodo funzionava da anni I due fratelli scremavano le persone da piazzare: "Questo è ok, quello è ko"

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Una lista con 13 nomi di persone da assumere era già stata trovata nel luglio 2020 nel corso di una perquisizione negli uffici della segreteria politica di Alfonso Pisicchio, l'ex assessore regionale che da due giorni è agli arresti domiciliari per corruzione come il fratello Enzo. È da allora, secondo i magistrati, che era attivo il sistema Pisicchio, con cui i due fratelli avrebbero ottenuto posti di lavoro, denaro e utilità da parte di imprenditori in cambio di un aiuto nel favorire le loro società su appalti e finanziamenti della Regione Puglia. Quella perquisizione avrebbe bloccato i programmi dell'allora assessore di ricandidarsi alle Regionali di tre mesi dopo con il loro movimento politico Iniziativa democratica. Una candidatura che sarebbe stata importante per i fratelli: «Se non facciamo questo passaggio elettorale siamo fuori», diceva Enzo riferendosi alla candidatura del fratello alla Regione. «Ho interesse a che tutte le cose funzionino in vista di questo obiettivo. Poi stiamo cinque anni, lavoriamo per il bene delle aziende, per un pochettino di ritorno per il territorio, per la gente...». Eppure, nonostante la notizia dell'indagine, Alfonisno avrebbe mantenuto un rapporto stretto con Emiliano tanto da essere nominato commissario dell'Arti (agenzia regionale della tecnologia e l'innovazione), da cui si è dimesso con una strana coincidenza temporale tre giorni prima degli arresti. «Pisicchio aveva dato assicurazioni che le indagini a suo carico erano state chiuse con archiviazione», si è difeso Emiliano. Sarebbe stato «Alfonsino» per gli inquirenti a decidere chi assumere. Enzo avrebbe gestito le richieste del fratello. E dagli elenchi si sarebbe fatta una sorta di scrematura dei candidati, con i vari «Ok» o «Ko» scritti al fianco dei nominativi presenti. Insomma, chi è dentro e chi è fuori. Liste che per i pm venivano consegnate anche all'impresa a cui è stato fatto vincere un appalto pilotato da oltre 5 milioni di euro del Comune di Bari, grazie, secondo l'accusa, all'aiuto dei Pisicchio con la complicità di un dirigente comunale. Assunzioni che sarebbero state importanti per il bacino del consenso elettorale dell'allora assessore Alfonsino: «Alfonso poi è il solito - diceva Enzo al telefono - metti quelli che dico io, perché questi non portano voti e io ho bisogno di essere eletto».

E poi c'era anche il denaro in contanti, almeno 156mila euro per i pm, che gli imprenditori avrebbero corrisposto in cambio dell'aiuto nell'ottenere le commesse e i finanziamenti. Per una società favorita, la Bv Tech, i Pisicchio avrebbero attivato diversi canali grazie alla posizione politica di Alfonso in giunta, come diceva Enzo al telefono: «Abbiamo creato un'ipotesi di lavoro con Bv Tech che non esisteva... Parliamo di Acquedotto, parliamo di Aeroporti, di InnovaPuglia, di tutto parliamo».

Le persone da assumere indicate nelle liste dei Pisicchio sarebbero state potenziali portatrici di preferenze alle competizioni elettorali. E Alfonso si stava preparando anche in vista delle amministrative di Bari con una lista da lui creata. Ma c'erano anche parenti e amici. Oltre al figlio, Alfonsino avrebbe sistemato la nipote e i familiari di due uomini che erano stati con lui nel cda di una partecipata, e ancora la figlia di un sindacalista della Cisl, un militante di Iniziativa democratica, un consigliere comunale di Noicattaro.

Ieri il fratello dei Pisicchio, Pino, ex parlamentare ha commentato cosi: «È una storia ignobile, incompatibile con quella della nostra famiglia. Sapranno trovare tutti gli argomenti per uscirne a testa alta molto presto».

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