Metodo SuperMario anche sull'ecologia

E la transizione ecologica? No, non ce la siamo dimenticata, dicono a Palazzo Chigi. Anzi, questo per Mario Draghi è proprio il giorno verde.

Metodo SuperMario anche sull'ecologia

E la transizione ecologica? No, non ce la siamo dimenticata, dicono a Palazzo Chigi. Anzi, questo per Mario Draghi è proprio il giorno verde. Ecco infatti in mattinata la prima riunione del Cite, con il presidente del Consiglio e i ministri Cingolani, Franco, Giorgetti, Giovannini e Orlando a parlare per un'ora e mezzo della trasformazione ambientale e di economia sostenibile. Una materia da noioso convegno universitario fino a poco tempo fa ma che con il Recovery Fund è diventata centrale: basta con le buone intenzioni, dice il premier, è l'ora di concludere qualcosa visto che il 37% dei fondi del Piano di ripresa è legato a nuove forme di energia pulita. In sostanza, vedremo i soldi solo se l'Europa vedrà i risultati.

Nel pomeriggio, videocollegato con Angela Merkel, Draghi interviene al Global solution summit e insiste sullo stesso concetto. «La nostra prima priorità è ovviamente sconfiggere la pandemia, però la battaglia contro il virus non può distoglierci dalla lotta al cambiamento climatico. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare problemi mondiali con soluzioni interne, e vale anche per due sfide determinanti dei nostri tempi, il mutamento del clima e le disuguaglianze globali». Quest'anno l'Italia presiede il G20. «Siamo determinati a guidare il rinnovamento e abbiamo due obiettivi: ridurre il surriscaldamento a non oltre 1,5 gradi e accelerare l'eliminazione graduale del carbone».

L'idea di fondo è quella di «garantire un maggiore flusso di capitali pubblici e privati verso iniziative legate al clima». Come aveva detto in Senato a febbraio, nel giorno della fiducia, «vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta». Certo, non si potrà avere tutto subito, sono processi lenti. Draghi dovrà spiegarlo alle delegazioni che riceverà nei prossimi giorni, ai gruppi ecologisti che già lo accusano di fare finta. Un banchiere verde? Non si è mai visto. Il premier affronterà la questione come ha affrontato le altre finora. Convocherà, ascolterà, assorbirà le critiche opposte e alla fine deciderà lui.

È il sistema Draghi, l'unico metodo per governare senza restare impantanato dai reciproci veti. È successo con le riaperture, con i vaccini, con le semplificazioni e con le nomine, accadrà pure con la transizione ecologica. Se il 26 aprile con il «rischio calcolato» ha placato le polemiche tra rigoristi e nemici del coprifuoco, un mese dopo ha superato altre polemiche contrapposte approvando il suo Recovery, basato sul controllo centralizzato e la riforma delle pubblica amministrazione. Se il cambio di passo sulle immunizzazioni si è registrato dopo la sostituzione di Arcuri con il generale Figliuolo, adesso Palazzo Chigi si aspetta un analogo salto in avanti con la rimozione degli ultimi reperti dell'era Conte e l'ingresso di Scannapieco a Cdp e Ferraris a Ferrovie. E la gestione statale del Pnrr, non più affidata a sovrastrutture esterne, secondo il premier sarà garanzia di trasparenza e di funzionalità. In sottofondo i partiti litigano e i sindacati si agitano. Ma Draghi non sembra turbato: un governo forte dialoga ma non si fa dettare l'agenda.

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