Milano è una città fantasma, chiudono i locali e le griffe

Chi è ancora aperto, come Biffi e Cracco, è semivuoto Duomo off limits, Navigli vuoti, tanti pasti a domicilio

«Il nostro ristorante è temporaneamente chiuso per poter garantire al meglio la salute dei clienti, del personale dipendente e di tutta la collettività». È l'avviso appeso sulle vetrine di un ristorante storico della Galleria Vittorio Emanuele. Chiuso pure il locale di fronte, al momento fino al 15 marzo, poi si vedrà. Abbassano le saracinesche (almeno) per due o tre giorni anche diverse griffe nel «Salotto» simbolo di Milano, da Tod's a Gucci a Swarovski. E chi ha deciso di rimanere aperto, come i ristoranti «Cracco» o «Biffi», ha i tavolini semivuoti in pausa pranzo. I cittadini, e prima di loro i commercianti, stanno prendendo consapevolezza che lo spot «Milano non si ferma» delle settimane scorse è rinviato a tempi migliori. Una fila di negozi chiusi in via Montenapolone e in corso Vittorio Emanuele, a due passi dal Duomo (off limits ai turisti). Il presidente del gruppo Calzedonia, Sandro Veronesi «seguendo le indicazioni del governo di ridurre al minimo le occasioni di contagio» ha deciso di chiudere i negozi nelle zone cosiddette rosse per tutti i suoi marchi (Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Falconeri, Signorvino, Atelier Emè e gli spazi negli outlet): «Poiché non vendiamo articoli di primaria necessità - sottolinea - ci è sembrato giusto cercare di fare quanto in nostro potere, per tutelare al massimo la salute dei nostri clienti e dei nostri dipendenti».

Dalle 18 di domenica è scattato il coprifuoco per tutti i bar e ristoranti, i Navigli senza movida sono piombati nel buio. Per convincere la gente a non uscire e contenere il contagio - e scongiurare un prolungamento dei divieti - in molti stanno optando per la serrata anche in pausa pranzo. E d'altra parte con le grandi aziende in smart working e un ricorso massiccio ai pasti a domicilio, si fa fatica a coprire le spese. Si sono riuniti nel gruppo dei «Ristoratori Responsabili» i titolari di circa 300 locali tra Milano e l'hinterland (dal «Cinc» al «Jazz Cafè», «Loolapaloosa», «Nottingham Forest» e tanti altri) che hanno deciso di scrivere al presidente del Consiglio Giuseppe Conte al governatore lombardo Attilio Fontana per far presente come «la richiesta di mantenere il metro di distanza è praticamente impossibile da far rispettare, tra personale e clienti e tra clienti stessi». La maggior parte dei loro esercizi è soggetto al coprifuoco ma contestano a questo punto anche la possibilità di tenere aperto fino alle 18 «visto che si raccomanda alla popolazione di non muoversi da casa propria». Se «il fine ultimo è evitare la socialità tout court, meglio chiudere del tutto gli esercizi. Meglio un periodo di contenimento più severo ma più limitato nel tempo». Dal governo si aspettano però un «fondo di emergenza per le imprese in crisi» e la «sospensione dei tributi per i prossimi tre mesi».

L'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha ricordato che le misure chieste dalla Lombardia al governo erano ancora più dure, «bloccare tutte le attività commerciali tranne alimentari e farmacie e non solo i bar dopo le 18. La logica è che più riusciamo a mettere in campo misure dure per un tempo ristretto meno rischiamo di dover arrivare a uno stillicidio. Se non agiamo ora fra 15 giorni saremmo costretti ad assumere misure ancora più dure». Come a Wuhan in Cina? «È chiaro - avverte - che se i cittadini non ci aiutano a ridurre questa curva che cresce in maniera enorme dobbiamo arrivare a misure più drastiche». Il sindaco Beppe Sala commenta positivamente la prima risposta dei milanesi alle nuove regole: «La città si sta svuotando, bene, ma possiamo fare ancora di più. Bisogna restare a casa, fare smart working». E rivolge «un invito speciale ai ragazzi: non uscite, dato una mano alla famiglia e se è il caso annoiatevi anche un po'. La mia generazione è cresciute si è formata anche un po' annoiandosi». Chissà che non arrivi a copiare Segrate, al confine con il capoluogo: la polizia locale ha girato per le strade in auto con l'altoparlante acceso per raccomandare ai cittadini di «uscire solo per necessità, rispettando le distanze di sicurezza ed evitando luoghi affollati».

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