Milano, spento il rogo: "Alti livelli di diossina ma nessun pericolo"

L'Arpa: dopo l'incendio non ci sono minacce Ma il Comune: «Finestre chiuse fino a sabato»

Milano, spento il rogo: "Alti livelli di diossina ma nessun pericolo"

La diossina c'è, perché a bruciare erano anche plastica e legno, ma a livelli non allarmanti: 0,5 picogrammi, ovvero un bilionesimo di grammo per metro cubo (l'Organizzazione mondiale della sanità la ritiene pericolosa quando se ne respirano 0,3 picogrammi ma per un intero anno). La paura e il disagio degli abitanti anche, se è lo stesso assessore all'Ambiente del Comune, Marco Granelli, a raccomandare di «tenere le finestre chiuse fino e a non organizzare attività all'aperto fino a sabato». A essere ridotti in un ammasso informe, nerastro e maleodorante sono invece i 16mila metri cubi di rifiuti generici in via Chiasserini 21: una montagna, che a guardarla oggi - se si resiste al bruciore degli occhi - sembra immensa. Così grande che, se davvero quei rifiuti non dovevano essere lì, ci si chiede come mai l'accesso all'area non sia stato impedito, anche solo con un nastro bianco e rosso, già giovedì scorso, quando i tecnici della città metropolitana insieme alla polizia locale hanno effettuato il primo sopralluogo. E chissà se questo avrebbe potuto prevenire il disastro.

A oggi le fiamme sono quasi spente e l'acqua gettata sull'ammasso di spazzatura farà sì che fumi e miasmi smettano di disperdersi, al massimo entro domani: lo garantiscono i vigili del fuoco, insieme ai tecnici Arpa tramite l'assessore all'Ambiente della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo. Quanto alle sostanze nocive i risultati dei campionamenti fatti già nella notte di domenica, quando le fiamme erano ancora alte, dicono che nell'aria non c'è ammoniaca, e nemmeno idrocarburi in concentrazioni dannosa. E «se lo dice Arpa è così: non sono degli irresponsabili», si fida il sindaco Giuseppe Sala.

Insomma, anche alla Bovisasca, dopo giorni di aria irrespirabile e cielo grigio fumo, quando arriva una folata di vento che porta via gli ultimi nugoli, l'aria di un caldo giovedì di ottobre sembra innocua; forse lo è davvero.

Meno chiara è però la concatenazione degli eventi: la segnalazione, il sopralluogo, il rogo. Sembra che a mettere la pulce nell'orecchio agli ispettori della ex Provincia, potrebbe essere stato qualcuno della vecchia ditta (che era in regola con le autorizzazioni), descrivendo quel ciarpame che giaceva nel capannone, ma non avrebbe dovuto. La IpB Srl, infatti, aveva ceduto un ramo d'azienda e affittato i locali alla nuova IpB Italia, ma a questa mancavano le fideiussioni necessarie alle autorizzazioni. Quando gli agenti sono arrivati sul posto, giovedì, però dei titolari non c'era traccia: si sono accorti dell'irregolarità e hanno deciso di approfondire, vergando nel frattempo una relazione portata in procura. Un sequestro di iniziativa sarebbe stato possibile, ma un fascicolo più corposo avrebbe convinto meglio i pubblici ministeri. Materiale che si sarebbe dovuto raccogliere in una visita all'impianto programmata per lunedì. Domenica sera, però, il rogo. Perché? Che tipo di rifiuti c'erano in quello spiazzo? A queste domande cerca di rispondere l'indagine della procura e la perizia disposta, mentre la direzione distrettuale antimafia lavora sul traffico illecito. Nel frattempo Sala è durissimo: «I responsabili vanno individuati e colpiti in modo esemplare perché Milano lo chiede».

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