Milei trionfa a sorpresa. Il Bolsonaro argentino ora sogna la presidenza

L'ultraliberista outsider ha raccolto il 30% delle preferenze ed è il favorito per il voto di ottobre

Milei trionfa a sorpresa. Il Bolsonaro argentino ora sogna la presidenza
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Il deputato 52enne Javier Milei, un economista che si ispira alla scuola austriaca di von Hayek e von Mises, ha vinto a sorpresa le primarie argentine dell'altroieri. Las Paso, come la chiamano a Buenos Aires, sono molto importanti perché, oltre a scegliere i candidati dei partiti che ne hanno più di uno, anticipano con precisione il risultato delle presidenziali. Milei, deputato da appena 18 mesi, ha superato di poco il 30% dei voti, facendo fare l'ennesima figuraccia ai sondaggisti che gli davano massimo il 20%.

Ma soprattutto è riuscito a fare del suo partito «La Libertá Avanza» il primo in Argentina, superando gli anti peronisti di «Insieme per il Cambiamento» fermi al 28% e la coalizione peronista «Unione per la Patria», che non è andata oltre il 27%. Da quando nacque non era mai successo che il peronismo arrivasse terzo, a rischio di rimanere fuori dai giochi se si va al ballottaggio il prossimo 19 novembre.

Da sottolineare anche l'astensione, meno del 70% i votanti, nonostante sia obbligatorio andare alle urne, il che dimostra come la popolazione sia stanca di ascoltare le solite promesse dei politici. Con un'inflazione che viaggia intorno al 120% e una moneta, il peso, che vale quasi nulla, il 40% del pueblo è infatti povero e il 50% dei bambini non mangia a sufficienza. Per questo ha vinto l'unica novità a disposizione degli elettori del paese del tango.

«Metteremo fine al kirchnerismo e alla classe politica parassitaria e ladra che sta affondando questo paese», ha dichiarato dopo la vittoria Milei insieme al suo slogan «non sono venuto per guidare pecore ma per risvegliare leoni». Una sorta di Sgarbi della politica argentina, solo che al posto della storia dell'arte conosce a menadito l'economia. Una materia che domina a livelli così elevati che quando, nel 2019, il presidente Alberto Fernández vinse le elezioni e circolava come papabile per il dicastero dell'Economia il nome di Guillermo Nielsen, quest'ultimo lo sondò come possibile presidente della Banca Centrale argentina. Milei però all'epoca rispose «no, grazie». «Sono amico di Guillermo ma gli ho spiegato una cosa molto semplice: io la Banca Centrale la chiuderei seduta stante».

Milei ha scritto decine di testi di economia di successo, uno dei quali dal titolo significativo «Libertà, libertà, libertà» (un riferimento all'inno argentino), è infatti a favore di una riforma finanziaria radicale per eliminare il sistema della riserva frazionaria, per creare un modello di free banking e di fatto «per chiudere la Banca centrale argentina». Obiettivo? Mettere fine all'elevata inflazione, «che è la tassa più iniqua che esiste, perché si mangia il potere d'acquisto della classe più povera portandosi via ogni anno il 5% del Pil».

Sulle ragioni del successo Milei spiega: «Siamo la sola alternativa liberale in un Paese rovinato dal socialismo ma questo è solo un primo passo verso le elezioni vere, quelle del prossimo 22 ottobre e poi, se la gente lo vorrà, la presidenza. Vedremo se la gente aspirerà a tornare al liberalismo di fine 800 quando l'Argentina era la maggior potenza mondiale o se vorrà continuare con l'attuale casta politica, corrotta e ladrona, per diventare da qui a 50 anni la più grande villa miseria del mondo», come a Buenos Aires chiamano le favelas. Milei, che ha sparigliato le carte dello storico dualismo argentino «peronismo-antiperonismo», si presenta come di estrema destra in termini di economia ma liberale per quanto concerne i comportamenti individuali, a cominciare dalla liberalizzazione delle droghe («se uno vuole uccidersi, liberissimo») mentre per lui «il matrimonio è solo un contratto, dunque se gli omosessuali vogliono contrarlo, liberissimi».

A differenza di Trump negli Usa, non è spaventato dall'immigrazione e difende la libertà sessuale

e individuale, ma critica le «quote per le minoranze» e i discorsi «collettivisti» del neo-femminismo. Infine le due cose più criticate: non crede al cambiamento climatico ed è favorevole alla vendita degli organi umani.

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