Minacce sul web a Mattarella. Indagati prof e giornalisti

I Ros: un'elaborata strategia contro le alte cariche dello Stato. Coinvolto anche lo storico Gervasoni

Minacce sul web a Mattarella. Indagati prof e giornalisti

Le accuse sono di quelle pesanti. Undici persone sono finite sotto inchiesta dalla procura di Roma per istigazione a delinquere e «offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica», Sergio Mattarella, per commenti pubblicati su Twitter. I post offensivi nei confronti del capo dello Stato risalgono al periodo tra aprile 2020 e febbraio 2021 e riguardano le scelte fatte dall'Italia per contrastare la diffusione del Coronavirus.

I carabinieri del Ros del Reparto Anticrimine sono entrati nelle case e negli uffici di queste persone, ritenute vicine ad ambienti di estrema destra e a vocazione sovranista. Uno dei perquisiti è il professore universitario romano Marco Gervasoni, 53 anni, accusato di essere in collegamento con gruppi e militanti di ispirazione suprematista e antisemita tramite la piattaforma social russa VKontakte, che è simile a Facebook. Ad attirare le attenzioni sul professore è stata la rete dei contatti sul social russo e i numerosi commenti ai suoi post, provenienti da profili dell'area dell'estrema destra capitolina, che tra il 2019 e il 2020 hanno anche preso parte ad alcune manifestazioni di Casa Pound.

Ma un conto è la critica anche aspra a una supposta dittatura sanitaria da addebitare al capo dello Stato, un conto le gravi accuse di collusione con gli ambienti di estrema destra che andranno tutte verificate.

Storico e saggista, già direttore scientifico della Fondazione Craxi, Gervasoni insegna Storia contemporanea all'università del Molise. Nel settembre 2020 era finito al centro di un'altra bufera mediatica sempre per un tweet nei confronti della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein che gli costò un rinvio davanti alla commissione etica da parte del senato accademico del suo ateneo. Commenti criticabili sull'aspetto fisico della politica per i quali si difese dicendo: «Il mio è un esperimento sociale: si possono fare commenti sul fisico della Meloni, di Salvini, Trump e Berlusconi. Mentre non è consentito farlo su esponenti di sinistra. Lo abbiamo visto molte volte. Ho pensato quindi di fare questo piccolo esperimento».

Nel settembre 2019 un altro tweet gli era costato l'interruzione del contratto di insegnamento di Storia comparata dei sistemi politici che aveva con la Luiss perché difese la leader di Fratelli d'Italia nel sostenere che la Sea Watch andava affondata.

Gervasoni, collaboratore del Giornale con articoli politici e culturali dai toni ben diversi da quelli che gli vengono contestati, non parla. Il direttore di Libero Vittorio Feltri lo difende a spada tratta su Twitter: «Giù le mani da Gervasoni che è un ottimo professore ed eccellente editorialista con l'unico vizio di non essere di sinistra».

Tra gli indagati ci sono anche un impiegato amministrativo di un ospedale di Roma, un pensionato, uno studente, un ottico e anche due giornaliste freelance di testate online sempre legate a Casa Pound. Gli inquirenti hanno monitorato anche quanto riportato su una testata locale della provincia di Bologna. Non c'è al momento l'ipotesi di una regia comune, ma per alcuni indagati è stato possibile individuare una precisa area di influenza, legata all'estrema destra e ai gruppi suprematisti.

I Ros hanno ricostruito la rete relazionale e le abitudini social delle persone coinvolte nell'inchiesta, di età compresa tra i 44 e i 65 anni, arrivando alla conclusione che si trattasse non solo di plurime condotte offensive nei confronti del capo dello Stato ma piuttosto di un'elaborata strategia di aggressione alle più alte cariche dello Stato.