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A Minneapolis arriva lo "Zar dei confini". Obama lo premiò per 500mila deportati

Trump invia Homan: "Duro ma giusto". Nel 2015 ricevette la medaglia d'onore

A Minneapolis arriva lo "Zar dei confini". Obama lo premiò per 500mila deportati
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Donald Trump punta su Tom Homan per smorzare l'escalation in Minnesota, divenuto il fulcro della massiccia agitazione contro gli agenti dell'Ice seguita all'uccisione a Minneapolis di Alex Pretti e Renee Good, entrambi cittadini americani. Lo zar del confine della Casa Bianca è considerato il falco delle deportazioni, ma chi per primo lo ha messo alla guida del dipartimento per le espulsioni dell'Ice è stato Barack Obama, e proprio il presidente democratico gli ha conferito la più alta onorificenza per un funzionario federale come riconoscimento per il numero record di rimpatri (500mila).

Secondo gli osservatori, la mossa del comandante in capo di inviare Homan a Minneapolis rappresenta un cambio di strategia da parte dell'amministrazione Usa. Lo zar, infatti, fa parte della fazione del governo che vuole focalizzare le espulsioni su coloro che hanno precedenti penali, più o meno gravi, e sono nel Paese senza documenti. Mentre l'altra, guidata dalla segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, dal capo del Border Patrol Greg Bovino, e dal vice capo di gabinetto Stephen Miller, si è concentrata sul far salire a tutti i costi i numeri dei fermati e deportati, con operazioni che spesso hanno scatenato il caos. "Sto inviando Homan in Minnesota - spiega Trump su Truth - Non è stato coinvolto in quell'area, ma conosce e apprezza molte delle persone lì. Tom è duro ma giusto e riferirà direttamente a me". Colui che viene considerato l'uomo di fiducia del tycoon per la sicurezza delle frontiere "gestirà le operazioni dell'Ice sul campo, per continuare ad arrestare i peggiori criminali clandestini", fa sapere la Casa Bianca. Per Politico, lui sembra prediligere un approccio più mirato rispetto ai raid a sorpresa e di grande impatto mediatico favoriti da Noem. Ex poliziotto nello stato di New York, ex agente della polizia di frontiera, il 64enne fu messo da Obama alla guida del dipartimento deportazione dell'Immigration and Customs Enforcement, e per ringraziarlo del numero record di rimpatri il presidente democratico gli conferì il Presidential Rank Award.

All'inizio del suo primo mandato Trump lo promosse a direttore dell'Ice, e pian piano il funzionario è diventato una delle menti della politica della "tolleranza zero" che ha portato alla separazione di migliaia di bambini migranti dai loro genitori, mentre nel 2025 ha spiegato che entro fine anno sarebbero stati ben 600mila i migranti espulsi. Il tutto pur potendo contare sulla continuità con il governo Obama. Il fatto che The Donald lo definisca "duro ma giusto", oltre ad assicurare che "riporterà direttamente a me", sembra una mossa per prendere le distanze dalla sua segretaria alla Sicurezza Nazionale, finita nell'occhio del ciclone per l'uccisione di Good e Pretti a Minneapolis.

Peraltro, pare che i rapporti tra Homan e Noem non siano dei migliori: secondo indiscrezioni i due si sarebbero più volte scontrati e si parlerebbero a malapena. Lo zar e il suo entourage contestano lo stile dell'ex governatrice del South Dakota, che sta creando parecchia frustrazione all'interno dell'amministrazione. La ministra incarna, quasi al limite della caricatura, l'inflessibilità nei confronti degli immigrati illegali, ma i suoi metodi pesanti stanno incontrando crescenti critiche.

Intanto Chris Madel, un avvocato di Minneapolis che si stava candidando come repubblicano alla carica di governatore del Minnesota, ha annunciato che interrompe la sua campagna a causa della "ritorsione" del Grand Old Party contro il suo stato, e definendo le operazioni dell'Ice come un

"disastro totale". "Non posso sostenere la ritorsione dichiarata dei repubblicani a livello nazionale verso i cittadini del nostro stato - spiega sui social - né posso considerarmi un membro di un partito che lo farebbe".

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