Il mistero del piccolo Gioele: niente tracce, si cerca ancora

Indagini difficili, oggi l'autopsia potrebbe chiarire come è morta la dj. Al setaccio l'area vicina all'autostrada

Il mistero del piccolo Gioele: niente tracce, si cerca ancora

Tante ipotesi, tutte aperte, e le ricerche continuano. Il piccolo Gioele, 4 anni, non si trova e il giallo della morte della madre, Viviana Parisi, la dj 43enne di origini torinesi trapiantata a Venetico (Messina), che il 3 agosto lo ha portato con sé in macchina, ha ancora troppe incognite. Uno spiraglio di verità potrebbe arrivare dall'autopsia di oggi sul corpo di Viviana. Intanto si ha la percezione che, se non arriverà la svolta del ritrovamento del piccolo, difficilmente si verrà a capo di nulla. Nessuna ipotesi viene scartata: dal figlicidio seguito dal suicidio, da un malore della madre e chissà dov'è il bambino, da un'aggressione, dalla possibilità che Gioele non si trovi nell'area boschiva dov'è stato rinvenuto il cadavere di Viviana ma sia stato affidato a qualcuno a Sant'Agata di Militello dove la donna si è recata la mattina della scomparsa, e le ricerche si concentrano proprio sul paesino messinese. Lì Viviana si è intrattenuta 22 minuti, durante i quali gli investigatori devono ricostruire cos'ha fatto, se ha incontrato qualcuno e, soprattutto, se quando si è immessa in autostrada fosse sola oppure con Gioele. Le testimonianze in tal senso sono contraddittorie.

Un importante aiuto alle indagini lo darà l'autopsia che sarà eseguita stamattina. Le cause certe della morte di Viviana faranno escludere alcune ipotesi. In prefettura a Messina si è svolta una riunione operativa sulle ricerche del piccolo, per fare il punto della situazione. La task force per la ricerca di persone scomparse ha setacciato oltre 500 ettari di boscaglia, operando con l'ausilio delle unità cinofile, dei sommozzatori, dei cani molecolari, di unità Saf (Speleo Alpino Fluviale) di un elicottero e di due droni. Sono stati controllati pozzi, rifugi, casolari nelle campagne di Caronia a partire dal luogo in cui Viviana, dopo avere avuto un lieve incidente con un furgone dell'Anas, si è incamminata a piedi verso l'area boschiva.

«Il bambino è vicino al cadavere della mamma. Vedo tanta acqua». È il contributo di Maria Rosa Laboragine o Rosemary, sensitiva di Padova che è intervenuta per casi noti di cronaca nera. «Li vedo entrambi con gli occhi chiusi e questo ha un significato chiaro», prosegue ritenendo che sia stata la mamma a ucciderlo. Un'ipotesi scartata dai familiari della donna: «Amava Gioele, non lo avrebbe abbandonato», ribadisce la cognata.

In attesa di saperne di più, un post di Viviana del 9 luglio in particolare sembra fare emergere le sue fragilità di mamma e donna provata dalle rinunce che la presenza di un figlio comporta, fragilità trincerate dietro a un'ostentata sicurezza. Viviana commenta un video in cui Gioele gioca con papà Daniele e parla dell'educazione che gli impartisce. Sembra avere bisogno di conferme e consensi e pare anche volersi convincere che sia «normale» che sia la madre (e non il padre) a dover dedicare tutta se stessa a lui. «Sono dell'idea che ogni cosa va dosata . Non tutto e sempre, non tutto e subito, un po' alla volta nonostante ci vanno tanti sacrifici pazienza e tempo, ho sempre seguito il mio cuore e ho cercato di ascoltare il suo. Il mio tempo è il suo, tra mamma e papà è giusto sia la mamma a capire minuto x minuto, secondo x secondo, ora per ora i suoi primi desideri, le sue mille domande, le sue tante curiosità» . Forse Viviana aveva chiesto troppo a se stessa, lasciando Torino e i suoi cari per vivere al Sud. La famiglia è la cosa più importante, ma forse si è sacrificata del tutto.