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"Il mondo è crudele". Trump attacca ancora. Leone insiste sulla pace. I donatori Usa con lui

Il tycoon sferza il Pontefice: "Non capisce l'Iran". I benefattori americani però non mollano Prevost

"Il mondo è crudele". Trump attacca ancora. Leone insiste sulla pace. I donatori Usa con lui
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Donald Trump non lascia ma raddoppia. Leone XIV continua a rimanere nel mirino delle dichiarazioni quotidiane del tycoon. Questa volta lo ha invitato a "capire che l'Iran ha ucciso più di 42mila persone negli ultimi mesi, manifestanti totalmente disarmati" contestandogli che "questo è il mondo reale ed è un mondo crudele". Rispondendo alla corrispondente di Mediaset Maria Luisa Rossi Hawkins, Trump ha anche detto di non ritenere necessario un incontro con il Papa per appianare le differenze. Prevost, nel frattempo, ha lasciato cadere le stilettate del suo connazionale ed ha trascorso il quinto giorno del suo viaggio apostolico africano in Camerun. Bagno di folla sulla papamobile per l'arrivo al Japoma Stadium di Douala dove ha celebrato messa. "Gli uomini e le donne hanno fame di pace, di libertà, di giustizia", ha detto il Papa nell'omelia. Leone ha esortato i camerunensi a rifiutare "ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile", ricordando come il tesoro del loro popolo "sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l'ospitalità, il lavoro". Prima di lasciare Douala, Prevost ha fatto visita all'ospedale Saint Paul gestito dall'arcidiocesi locale ed ha salutato i pazienti di ogni età. Nel pomeriggio il rientro a Yaoundé per l'incontro con docenti e studenti all'Università Cattolica dell'Africa Centrale.

Di fronte al mondo universitario del Camerun il Papa ha toccato con pragmatismo uno degli argomenti di maggiore attualità, mettendo in guardia i giovani del posto dalla "comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore". L'appello di Leone è stato chiaro: "Vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui".

I rimproveri che arrivano dall'America stanno accompagnando il Papa e il suo seguito in questo terzo viaggio apostolico del suo pontificato. Il cattolicesimo statunitense resta in ebollizione come poche volte era successo. Nonostante la tensione attuale, America e Santa Sede non hanno alcuna intenzione di "divorziare". Una testimonianza di ciò è arrivata giovedì sera nel 31º galà annuale organizzato dal Pontificio Collegio Nordamericano a Roma. Il gotha del cattolicesimo a stelle e strisce si è ritrovato nella splendida struttura sul Gianicolo e a dominare le conversazioni tra i tavolini della blindatissima cena è stata inevitabilmente la crisi in corso. Durante la serata è stata premiata suor Raffaella Petrini, potentissima presidente del Governatorato vaticano. Questo mondo, tendenzialmente benevolo verso i repubblicani, non ha alcuna intenzione di rinunciare al rapporto privilegiato con la Santa Sede. I ricchi benefattori americani di fede cattolica hanno potuto cenare al fianco di prelati e pezzi da novanta del piccolo Stato.

Significativo che tra i nove cardinali presenti ci fosse anche Michael Czerny, grande amico di Prevost che la scorsa estate lo volle con lui a Castel Gandolfo durante il suo periodo di riposo. È un segnale di come i più influenti cattolici americani, determinanti nella vittoria contro Kamala Harris, non hanno alcuna intenzione di scaricare il Papa di Chicago per adeguarsi alle intemerate della Casa Bianca.

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