Una tregua farlocca, una strage, l'ennesima, drammaticamente reale, una parata in tono minore e ad alta tensione e dialoghi che proseguono, ovviamente, in salita. Il conflitto in Ucraina tra attacchi, polemiche e trattative continua e anzi, mentre l'attenzione è in larga parte concentrata sul Medioriente, sale di livello.
Dopo aver provocato oltre 20 morti civili in diversi raid su diverse città, colpendo anche un asilo, il Cremlino ha annunciato l'inizio di un cessate il fuoco di due giorni, partito a mezzanotte, in concomitanza con la parata di domani, 9 maggio, in cui si celebrerà la vittoria nella seconda guerra mondiale. Il tutto, dopo aver ignorato il precedente cessate il fuoco ucraino che aveva esteso la tregua nelle ostilità a tutta la settimana, con altri attacchi contro obiettivi civili. "La scelta della Russia rappresenta un evidente disprezzo per il cessate il fuoco e per la salvaguardia delle vite umane. Ogni giorno, la Russia può fare una scelta e porre fine alla sua guerra e non per qualche ora al fine di tenere una parata a Mosca", ha replicato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, dopo i raid russi, ha fatto sapere che l'Ucraina agirà di conseguenza. E ha "sconsigliato" ai Paesi alleati di Mosca di andare in Russia domani. E infatti già ieri trentuno droni sono stati lanciati su Mosca, con Kiev che ha rivendicato la sua capacità di colpire in profondità il territorio russo, lasciando intendere che la parata di domani è e rimane ad alto rischio. "Massiccio attacco su Kiev se ci rovineranno la festa", ha minacciato il Cremlino. Non a caso la capitale russa si prepara a una giornata ad altissima tensione, tra il rischio di clamorose incursioni e le voci di un possibile colpo di stato contro Vladimir Putin. Una parata in tono minore e con schierate difese senza precedenti ma anche con il blocco quasi totale a Internet, dopo quello già operativo da tempo ai social network. Reso pubblico anche l'elenco dei partecipanti stranieri alla cerimonia, non esattamente un parterre de roi. Presenti infatti, oltre all'immancabile vassallo dello Zar Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia, Badra Gunba, leader dell'Abkhazia occupata, Alan Gagloev, leader della regione occupata dell'Ossezia del Sud, Sinisa Karan, presidente della componente serba della Bosnia, Thongloun Sisoulith, presidente del Laos, Il sultano Ibrahim, re della Malesia, l'ex presidente della Serbia Milorad Dodik e il primo ministro slovacco Robert Fico, quinta colonna del putinismo in Europa la cui presenza, però, è ancora incerta.
Nel frattempo, uno dei più stretti collaboratori di Zelensky, Rustem Umerov, è volato a Miami per un faccia a faccia con l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Dopo settimane di stallo nel negoziato, si tratta del primo incontro di alto livello tra Kiev e Washington nel tentativo di riaprire un possibile canale di dialogo che porti alla fine del conflitto.
Una trattativa comunque difficile, viste le posizioni massimaliste da cui Mosca non vuole prescindere, nonostante il conflitto sul campo sia di fatto impantanato. Ulteriore motivo di tensione per i russi che, già costretti a una parata molto limitata rispetto ai desiderata, se subissero un attacco domani dovrebbero fare i conti con uno smacco senza precedenti.