Mosca vietata a Biden e ad altri 962 americani (c'è anche Zuckerberg)

Sanzioni russe: colpiti il figlio Hunter, Blinken e Burns. Mosca, fiamme nel centro aerospaziale

Mosca vietata a Biden e ad altri 962 americani (c'è anche Zuckerberg)

L'escalation, collegata alla guerra fra Russia e Ucraina, continua. Mosca ha vietato l'ingresso nel Paese a 963 cittadni americani, compresi il presidente Joe Biden, il capo della Cia William Burns, il segretario di Stato Usa Antony Blinken, il capo della Cia William Burns, la speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi, il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, come decine di altri senatori e deputati, oltre al figlio di Biden, Hunter, e al Ceo del gruppo Meta, Mark Zuckerberg. Inoltre, il Cremlino ha emanato lo stesso provvedimento verso una serie di funzionari di alto grado del Canada e altre figure di spicco, tra cui Sophie Trudeau, moglie del premier Justin Trudeau. «Le azioni ostili intraprese da Washington si risolveranno in un boomerang - ha commentato il ministero degli Esteri -. La Russia è aperta a un dialogo onesto e reciprocamente rispettoso, separando il popolo americano, che gode del nostro rispetto, dalle autorità statunitensi, che incitano alla russofobia».

Solo il mese scorso l'amministrazione Putin aveva proibito l'ingresso sul proprio territorio a dieci funzionari del governo britannico, tra cui il premier Boris Johnson, il ministro degli Esteri Liz Truss e il ministro della Difesa Ben Wallace. Fra i Paesi diventati nemici di Mosca dopo l'aggressione all'Ucraina c'è anche la Finlandia, pronta ad abbandonare la propria tradizionale neutralità per entrare nella Nato. Il risultato di questa posizione è un secco no da parte della confinante Russia a nuove forniture di gas verso Helsinky, che come molti altri Stati europei dipende da Mosca sul fronte energetico. Proprio ieri il colosso russo Gazprom ha completamente interrotto le forniture di gas alla società finlandese Gasum, apparentemente a causa del mancato pagamento in rubli, che Putin ha deciso come nuovo standard di compravendita. A renderlo noto è stata la stessa Gazprom in una nota, aggiungendo che deve ancora ricevere i pagamenti per la fonte energetica consegnata ad aprile.

Ma la guerra è anche all'interno dei confini russi, dove si moltiplicano gli incidenti e i casi di sabotaggio a impianti strategici. Come per esempio l'Istituto centrale di aeroidrodinamica Zhukovsky, nella regione di Mosca. L'impianto è stato colpito da un incendio sviluppato in una sottostazione di trasformazione. Il centro è il più importante del Paese nel campo dell'aerospazio è proprio per questo sarebbe finito nel mirino dei sabotatori. «Una sottostazione di trasformazione è in fiamme nell'area di trenta chilometri quadrati al numero uno di via Zhukovsky», ha confermato una fonte russa. Successivamente la stessa fonte ha spiegato che il rogo è stato spento e non sono state segnalate vittime. Tra gli sviluppi dei questo impianto ci sono la partecipazione ai progetti del razzo Energia e dello Space Shuttle Buran. Non si tratta però del primo incendio del genere dall'inizio del conflitto. Tra gli altri, il 21 aprile scorso, le fiamme si erano sviluppate a Tver, 150 chilometri a nord-ovest di Mosca, nell'Istituto centrale di ricerca delle forze di difesa aerospaziali della città, considerata la Cape Canaveral russa, che si occupa anche dei sistemi di lancio e difesa missilistica.

Successivamente un altro rogo si era sviluppato nel più grande impianto chimico di solventi russo nella città di Kineshma, a 400 chilometri dalla capitale. Mentre il primo maggio un altro incendio aveva colpito lo stabilimento di Perm, dove si produce la polvere da sparo per armamenti compresi i sistemi lanciamissili Grad e Smerch.

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