Il primo turno delle comunali francesi regala l'attesa fotografia dei nuovi rapporti di forza nelle città. Ma in un Esagono che l'anno prossimo dovrà decidere il successore di Macron all'Eliseo, e in un Paese dove il capo dello Stato ha scelto di non sciogliere nuovamente l'Assemblée nonostante la crisi politica, le elezioni di ieri hanno inevitabilmente assunto una connotazione più ampia rispetto al semplice rinnovo dei circa 35 mila sindaci. Quasi 49 milioni gli elettori chiamati alle urne.
L'ottimo risultato del Rassemblement National, e la buona affluenza attorno al 56% (in crescita rispetto al 2020 sotto Covid) spinge Bardella, presidente del partito lepenista, a intervenire per primo tra i leader: "Grato ai francesi, hanno risposto presente all'appuntamento". Il leader e forse candidato all'Eliseo la scelta dipenderà dall'esito dell'appello nel processo Le Pen a luglio tende la mano non solo all'alleato di destra Eric Ciotti (che con il 41,5% si avvantaggia a Nizza nella guerra fratricida lasciando dietro l'uscente Christian Estrosi al 31,0), ma ai neogollisti con cui in molte altre città ha già aperto un canale di dialogo. Primo appuntamento, il secondo turno: "Il cambiamento non aspetta il 2027, ma comincia domenica prossima", taglia corto Bardella secondo cui il risultato di ieri rivela un'attesa immensa chiedendo ai Républicains di mettere in secondo piano i calcoli di partito e allearsi.
Se il delfino di Marine invita a "cambiare volto alle città per cambiare volto alla Francia", c'è chi fieramente conta di mantenere lo status quo: Édouard Philippe. Sospiro di sollievo per il macroniano: sindaco uscente a La Havre e primo premier di Macron nel 2017, ieri aveva l'obiettivo di arrivare in testa e procedere a testa alta verso le presidenziali e la sua corsa all'Eliseo. Ma il Rn è al terzo posto doppiando il risultato delle precedenti comunali. Sarà sfida a tre al secondo turno. Philippe Si dice favorevole al più ampio raggruppamento possibile, anche col secondo classificato comunista, "per limitare il risultato del candidato del Rn". A Parigi i socialisti tengono nettamente la prima posizione (37,5%) davanti alla repubblicana Rachida Dati (24,9%), ma tutto si gioca come a Marsiglia e Lione al secondo turno. Dice No alla convergenza crescente tra estrema destra e destra neogollista, il segretario Ps Olivier Faure, che dichiara defunto il mancronismo "non esiste più come forza nazionale". Poi guarda alla gauche: "La strategia di Mélenchon ha mostrato i suoi limiti, nessun accordo nazionale con loro". Ma al secondo turno lascia aperta la porta a intese Ps-France Insoumise. Fondamentale per tenere la città focena. Intanto Bruno Retailleau, presidente dei Républicains e candidato all'Eliseo '27, rivendica i neogollisti come "prima forza politica locale; la destra fa meglio che resistere, si rinforza", taglia corto chiamando gli elettori a un "grande rassemblement" al secondo turno, ricordando i propositi antisemiti dell'estrema sinistra. Fatti documentati dice rivolto anche agli elettori socialisti, "non rendetevi complice di certe derive". I mélenchoniani sono primi a Roubaix e testa a testa a Lille con il Ps, "progressione notevole", dice il frontman Bompard, inneggiando alla costruzione di un "fronte antifascista". Ma il muro, o cordone sanitario, è saltato. E forse non solo per le comunali. Consegne di silenzio dal partito di Macron. Parla solo Gabriel Attal, bocciando ogni alleanza con Rn e mélenchoniani. Mano tesa agli altri.
A Tolone la gauche non arriva al secondo turno e in testa c'è Laure Lavalette (39,4%), deputata e portavoce del gruppo lepenista in Assemblée, che lascia dietro l'uscente civica. A Perpignan, il Rn rielegge Louis Alliot al primo turno. In generale, crollano i verdi.