Negli alberghi una disdetta al minuto. Già polverizzati fino al 65% dei ricavi

Molti operatori pensavano di riscattarsi invece è un'altra Caporetto. Nelle città d'arte chiuso un hotel su tre, gli altri perdono metà clienti

Negli alberghi una disdetta al minuto. Già polverizzati fino al 65% dei ricavi

Ormai è una valanga di cancellazioni. L'aumento dei contagi sembra aver ormai compromesso la stagione turistica invernale. Per descrivere quello che stanno registrando gli operatori e i titolari degli alberghi, Federturismo parla di «una disdetta al minuto. Il numero aumenta esponenzialmente». Dunque sarebbero almeno 8 milioni le cancellazioni arrivate nelle ultime tre settimane, in concomitanza con l'impennata di casi Covid e con le nuove misure di prevenzione per chi arriva dall'estero. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, fotografa una situazione «in netto peggioramento», con «un'inchiodata di prenotazioni e una serie di cancellazioni soprattutto nelle città d'arte, dove il 30% degli hotel è chiuso. Anche i prossimi mesi, da gennaio a marzo non credo saranno positivi. Gli italiani sono spaventati e preferiscono restare a casa o andare da parenti e amici: gli alberghi restano penalizzati. Se la situazione era grave due settimane fa, oggi è drammatica».

Nelle città d'arte il tasso di occupazione delle camere tocca il -58% a Roma, -56,1% a Firenze e con Venezia e Napoli rispettivamente al -57% e -43%. La perdita media dei ricavi degli hotel è del 55%, nelle città del 65%.

«Da Nord a Sud - rileva Assoturismo - le presenze per Capodanno sono risibili. Gli operatori credevano che questi giorni sarebbero stati caratterizzati dal turismo di prossimità, che prenota all'ultimo momento: invece è rimasto tutto fermo». L'associazione chiede una proroga degli aiuti alle imprese e della cassa integrazione per i lavoratori, della moratoria dei mutui, dei pagamenti delle cartelle esattoriali: «Tutto quanto possa aiutare un settore che credeva di poter lavorare a dicembre e invece si è fermato. Molto ritenevano che con l'estate, dopo 5-6 settimane di tutto esaurito per il turismo balneare, il settore avesse iniziato una lenta ripresa. Noi siamo restati prudenti e purtroppo abbiamo avuto ragione. Per il ponte di Ognissanti e dell'Immacolata sono stati registrati dati significativi ma ora lo stop ci taglia le gambe: non potendo organizzare veglioni, si rimane a casa. Ci vorranno mesi per risalire la china. Molte strutture sono chiuse e lo rimarranno, altre rischiano di chiudere».

Confesercenti calcola che siano almeno 200 mila i lavoratori a rischio nel comparto turismo e ristorazione se non arriverà una proroga degli ammortizzatori sociali Covid dal 1 gennaio. «Non c'è più tempo da perdere - avverte anche Bocca - c'è bisogno di aiuti verso il settore, che è il più colpito, in termini di ristori, di ammortizzatori sociali, di fisco». Federturismo di fronte a questi bilanci chiede anche che sia rivisto il piano del Pnrr, che ha messo alla voce di spesa turismo circa 1,8 miliardi, una cifra ora bollata come «offensiva».

Secondo l'Osservatorio di Confindustria alberghi il 2021 chiude in modo peggiore rispetto anche al 2020, l'anno della pandemia. A confronto col 2019 poi, mancano oltre 60 milioni di viaggiatori stranieri, con una perdita di 25 miliardi di euro di spese turistiche: «Due anni come questi mettono a durissima prova le nostre imprese - rileva il centro studi - una difficoltà ulteriormente accentuata dall'assenza di aiuti che da luglio scorso non sono più stati rinnovati per le imprese del settore. Lo scorso 16 dicembre alle aziende alberghiere italiane è stato chiesto di pagare oltre 268 milioni di Imu, così come è stato richiesto il pagamento integrale dell'imposta sui rifiuti malgrado la produzione sia praticamente nulla in considerazione dell'attività così ridotta - fa sapere l'associazione - Per non parlare degli affitti dove le aziende sono state lasciate sole a fronteggiare un costo divenuto oggettivamente insostenibile». Doveva essere l'anno del riscatto ma il Covid ha di nuovo paralizzato il settore.

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