"Se passa il certificato verde...". Ecco cosa può succedere ora

"Restringere l'accesso ai soli possessori del pass rischia di far perdere 1,5 miliardi di fatturato ad attività turistiche e pubblici esercizi, con una perdita di 300 milioni di fatturato per i soli bar e ristoranti"

Negozi, bar e ristoranti: "Se passa il certificato verde perdiamo 1,5 miliardi"

«Restringere l'accesso ai soli possessori del pass rischia di far perdere 1,5 miliardi di fatturato ad attività turistiche e pubblici esercizi, con una perdita di 300 milioni di fatturato per i soli bar e ristoranti». È la prima volta che un'associazione di categoria fornisce stime sulle possibili perdite nel caso che il green pass dovesse diventare obbligatorio anche per andare al bar o al ristorante. La stima è della Confesercenti, l'associazione che rappresenta 350mila piccole imprese nel commercio, turismo, servizi, artigianato e industria.

«L'obbligo di green pass è meglio della chiusura forzata. Ma non è una soluzione indolore e avrà un grave impatto sulle attività economiche: a seconda della modulazione che verrà scelta». I calcoli nascono dalle ipotesi all'esame del governo: con un pass differenziato e intensificato a seconda della colorazione delle regioni, la possibilità che il lasciapassare diventi necessario per viaggiare in treno, in aereo, o per andare al ristorante (solo al chiuso), o in piscina, ai concerti, allo stadio, è alta. «Favorire la massima copertura della popolazione con le vaccinazioni deve essere una priorità spiega Confesercenti - ma non si utilizzi il certificato come arma, penalizzando ancora una volta in modo ingiustificato le imprese. In particolare, i pubblici esercizi che, stando alle indiscrezioni, sarebbero tra i primi a essere sottoposti all'obbligo di green pass». Con il diffondersi della variante Delta, il problema è diventato riuscire a calibrare l'aumento dei contagi con la riapertura delle attività turistiche e di ristorazione, soprattutto ora che è estate. Il timore di un brusco rallentamento rispetto ai segnali positivi che arrivano da mesi, è diventato concreto. Segnalato anche dagli scivoloni di questi giorni sui mercati finanziari.

Una settimana fa Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, aveva così commentato l'eventuale ipotesi di un green pass alla francese: «Abbiamo ripreso a lavorare da un mese, lasciateci prendere respiro. L'accesso con il green pass che potrebbe evitare nuove chiusure del settore ristorazione sarebbe anche di non facile attuazione. Che cosa comporterebbe? Che un ristoratore o un barista si dovrebbe mettere ad accertare un dato personale o si dovrebbe fidare di quello che dice un cliente?». Complesso se non impossibile prevedere che un gestore di un locale si metta a controllare ogni singolo individuo. E poi si scatenerebbe il caos. «Io mi auguro che il governo sappia adottare la linea che danneggi meno l'economia dice al Giornale Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti perché questo provvedimento rischia di riportare l'economia indietro. Per carità, meglio della chiusura forzata, ma il 3040% dei pubblici esercizi e ristoranti non ha spazio all'esterno. Per il settore bar e ristorazione perdiamo il 40% di potenzialità del lavoro. Per non parlare di tutti quelli che devono andare all'estero e stanno annullando tutte le prenotazioni. Ma c'è un problema anche per i viaggi interni». Le prenotazioni sono già in calo da giorni per via della paura delle restrizioni. «La settimana scorsa spiega Ivana Jelinic, presidente Fiavet (l'associazione delle imprese viaggi e turismo di Confcommercio) abbiamo avuto un calo del 50% delle prenotazioni».