Trattative e aperture. Smentite e missili. Parole e bombe. Proclami e polemiche. Da qualunque punto si guardi al conflitto in Medioriente la sensazione è quella di un caos globale in costante divenire. Da una parte Donald Trump annuncia in pompa magna la vittoria della guerra e la fine delle tensioni, nel frattempo bombarda la centrale nucleare di Bushehr insieme a Israele. Di contro l'Iran fa sapere che combatterà fino alla morte. Mentre il caos sul vitale Stretto di Hormuz rimane in primo piano e i missili non si fermano. Anzi, munizioni a grappolo hanno bucato per la prima volta l'Iron Dome israeliano con Tel Aviv che ha replicato mettendo ancora una volta Teheran sotto attacco. In sintesi, il caos totale.
Al caos contribuisce in maniera netta lo stesso Trump che nel giro di poche ore dice tutto e poi il contrario. "Abbiamo vinto la guerra. Chi dice il contrario fa parte delle fake news", ha detto The Donald, aggiungendo che "abbiamo a che fare con un gruppo di persone che, a mio parere, si sono dimostrate all'altezza e il regalo che ci hanno fatto è stato molto significativo". Il presidente americano si riferisce a due elementi in particolare. "Vogliono fortemente un accordo, e hanno accettato di non avere mai un'arma nucleare", ha detto per poi aggiungere che "hanno fatto qualcosa di straordinario, ci hanno fatto un dono molto importante, dal valore economico immenso", facendo riferimento allo Stretto di Hormuz. Sul fondamentale passaggio marittimo, Teheran avrebbe iniziato a richiedere pedaggi di transito ad alcune navi commerciali, fino a due milioni di dollari, per sospendere gli attacchi. Mentre in serata sarebbe arrivato il via libera al passaggio di "tutte le navi non ostili". Un primo passo. Anche se poi Trump sembra cambiare registro. "Io non mi fido di loro. Avremo il controllo su tutto ciò che vogliamo. Mi piacerebbe poter porre fine a tutto questo senza che ci siano altre vittime, senza distruggere centrali da 10 miliardi di dollari. Ci siamo trattenuti perché stiamo negoziando e stiamo trattando con le persone giuste".
Pur nel caos, di fatti e parole, due elementi portano a credere che una svolta possa essere possibile. Il primo, è ciò che filtra da alcune fonti riportate da Axios per cui già giovedì potrebbe tenersi un incontro negoziale ad alto livello con Washington in attesa di una riposta da Teheran. Il secondo, che confermerebbe le indiscrezioni, è il viaggio del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf a Islamabad con il benestare eccezionale delle autorità statunitensi e di quelle israeliane. Ghalibaf è indicato da molti come uomo forte del regime, anche sopra al desaparecido Mojtaba Khamenei, e sarebbe proprio lui quello con cui gli inviati americani starebbero trattando. E il fatto che un funzionario iraniano di così alto rango abbia potuto viaggiare in sicurezza indica che la finestra diplomatica si possa effettivamente spalancare, dopo gli spiragli degli ultimi giorni. L'ipotesi che rimbalza, prevede un piano sulla falsariga di quanto accaduto a Gza: cessate il fuoco di un mese durante il quale le parti discuteranno l'accordo in 15 punti proposto da Trump e che sarebbe già stato inviato a Teheran. Anche se è in controtendenza la nomina del falco dei Pasdaran Mohammad Bagher Zolghadr a nuovo segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale al posto di Ali Larijani, tra i leader uccisi dai raid israelo-americani.
Ma nel frattempo il conflitto va avanti e pesantemente. Il sistema difensivo israeliano è stato bucato da missili iraniani che trasportavano ordigni a grappolo e hanno centrato una zona residenziale nel cuore di Tel Aviv. Il bilancio è di sei feriti, alcune case distrutte e segni evidenti in città. Secondo Israele, il missile portava una testata da 100 chilogrammi di esplosivo. La replica è stata altrettanto dura: attacchi aerei hanno colpito diverse zone residenziali nella provincia nord-occidentale di Tabriz e Isfahan, nell'Iran centrale.
Mentre continua l'attacco al Sud del Libano con Israele che annuncia che "assumerà il controllo del Paese fino al fiume Litani", circa 30km dal confine. Tra pace possibile e guerra aperta la linea è tutt'altro che sottile. E condita da un enorme caos. E qualche spiraglio.