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Così nel dl Aiuti ter spunta un altro miliardo del Pnrr destinato a Ilva

I fondi del Pnrr vengono destinati ad Invitalia per realizzare un nuovo impianto di preridotto a idrogeno. Servirà per alimentare il nuovo impianto per il Dri, un ferro ridotto diretto che può fungere da materia prima per altoforni e forni ad arco

Così nel dl Aiuti ter spunta un altro miliardo del Pnrr destinato a Ilva

A fare la domanda a fine conferenza stampa è stata Chiara Albanese di Bloomberg: “è vero come riscontrato nelle bozze che il decreto Aiuti Ter prevede un fondo per Ilva?”. Draghi per la prima volta è titubante: “Ci son tanti articoli, magari ce n’è uno anche per Ilva”.

Quindi prende subito la parola il sottosegretario Garofoli, che da quando è al governo ha in mano il dossier Ilva, essendo anche nato a Taranto e avendo un fratello che si occupa dell'argomento per conto della Regione Puglia. “Ha che fare con Ilva - dice Garofoli- ma non è un fondo. L’articolo prevede che una controllata di Invitalia sia il soggetto attuatore per il progetto di decarbonizzazione. Il fondo si è fatto nel decreto bis di agosto”.

In effetti non è propriamente un fondo, ma viene destinato un miliardo del Pnrr, dal capitolo che riguarda i settori hard to abate. E dato che per volere della Commissione europea non può essere destinato al gas, andrà per l’idrogeno da fonti rinnovabili. Che servirà per alimentare il nuovo impianto per il Dri, un ferro ridotto diretto che può fungere da materia prima per altoforni e forni ad arco.

Questo impianto potrà essere costruito a Taranto come altrove, e non è destinato solo alla produzione di Dri per Ilva. La società pubblica che dovrà realizzarlo è stata istituita come controllata di Invitalia, e il presidente è, come per Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè.

Nella bozza più recente circolata del decreto Aiuti-ter, l’articolo 25 aggiorna il comma 1-quater dell’articolo 1 del Decreto-legge 142/2019, con il quale era stato dato mandato a Invitalia di istituire la controllata Dri d'Italia, al fine di attuare le analisi di fattibilità per l’impianto del preridotto.

L’aggiornamento del decreto Aiuti ter assegna a Dri d'Italia anche il compito di attuare gli interventi per la realizzazione dell'impianto per la produzione del preridotto. A questo scopo con riferimento agli investimenti legati all'utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate nell'ambito della Missione 2, nel rispetto della disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, destinata a Dri d'Italia risorse fino a un miliardo di euro per la realizzazione dell'impianto per la produzione del preridotto - direct reduced iron, con derivazione dell’idrogeno necessario ai fini della produzione esclusivamente da fonti rinnovabili.

In questo modo si potrà evitare di dover fare gara e perdere tempo, essendo società pubbliche. Ma con questo decreto Invitalia assicura di attuare tutte le iniziative possibili per favorire l’ingresso di soci privati in DRI d'Italia.

Questi fondi fino a un miliardo di euro sono ulteriori e addizionali rispetto a quelli che, con l’articolo 30 del Decreto Aiuti bis dello scorso agosto, Invitalia era stata autorizzata a raccogliere tramite aumento di capitale o altri strumenti, sempre per un massimale di un miliardo di euro, e che presumibilmente erano destinati all’aumento di capitale pubblico in Acciaierie d’Italia.

Resta l’amaro in bocca rispetto

al silenzio della politica in campagna elettorale, e persino del governo oggi, mentre si mettono 2 miliardi per una fabbrica parastatale di cui poco o nulla si dice ai cittadini dalle cui tasche si prendono questi soldi.

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