Nel nome del padre. Stefania Craxi e Marina Berlusconi si ritrovano accostate sui giornali nell'anniversario della vittoria del 27 e 28 marzo 1994, quando Forza Italia si impose a sorpresa nel panorama politico italiano. Silvio Berlusconi (in alto) raccoglieva il garofano calpestato da Mani Pulite e rilanciava il socialismo liberale di Bettino Craxi (in basso). Oggi le due figlie, verrebbe da dire con carriere separate, lanciano la stessa sfida alle stesse forze che da trent'anni e passa vogliono condizionare il Parlamento, come in una missione salvifica che si è schiantata sul correntismo che ha sporcato Csm e Anm col caso Palamara. "Stefania è la figlia per Craxi, è una categoria politica erede del riformismo socialista e liberale italiano", ricorda sui social l'ex Psi Sergio Pizzolante. Quel patrimonio del primo partito di massa della Storia italiana, demolito appena prima di compiere cento anni, è tornato a vivere a sinistra. Lo abbiamo visto con gli sforzi di illustri costituzionalisti come Augusto Barbera e Stefano Ceccanti che l'area riformista e dialogante ha messo in campo per rivendicare la radice della riforma della magistratura, la separazione delle carriere. Hanno prevalso le fake news che hanno corrotto l'incoscienza dei più giovani, accorsi a loro dire in difesa di una Costituzione che invece solo con questa riforma avrebbe trovato piena applicazione. Chi come Marina Berlusconi e Stefania Craxi ha dedicato la vita alla comunicazione sa che Forza Italia ha il dovere di rappresentare nel centrodestra le legittime aspirazioni che a sinistra sono annegate in un massimalismo che strizza l'occhio ad anarchici e proPal.
Per resistere all'ordalia forcaiola e ai suoi colpi bassi e per ridare al Paese la pienezza di una reciproca eredità, costruita su valori oggi senza cittadinanza, scacciati dall'altra parte dell'emiciclo come migranti in cerca di Patria.