Nel Pd c'è l'incubo Calenda: adesso Letta teme un "effetto calamita"

Nel Partito democratico cresce la preoccupazione: un boom di Azione potrebbe guastare la festa al nuovo centrosinistra di Conte, Letta e Bersani

Nel Pd c'è l'incubo Calenda: adesso Letta teme un "effetto calamita"

Le elezioni Amministrative di ottobre rappresentano un appuntamento il cui esito avrà inevitabilmente riflessi sull'intero scenario politico nazionale. In molti sostengono che i risultati locali non incideranno sulla stabilità del governo, ma sicuramente avranno un incidenza non indifferente sugli equilibri interni dei partiti e delle coalizioni. Lo sa benissimo il Partito democratico, che vede nel centrodestra il pericolo principale che potrebbe fargli perdere la leadership dem. Ma a osteggiare il segretario del Pd è anche Carlo Calenda, verso cui la galassia rossa è sempre più preoccupata.

Il nuovo incubo di Letta

Sì, è proprio così: l'ex ministro dello Sviluppo economico è tra le tante cause dell'agitazione che si respira al Nazareno. Le principali ansie sono focalizzate su Roma, città prestigiosa dove la partita è apertissima e lo sarà fino all'ultimo voto. A scanso di clamorosi ribaltamenti, si andrà al ballottaggio e dunque solamente al secondo turno si stabilirà chi sarà il prossimo sindaco della Capitale: in vantaggio al primo turno viene dato Enrico Michetti del centrodestra, che dovrà poi affrontare uno tra Roberto Gualtieri (centrosinistra), Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle) e Carlo Calenda.

Perché mai il Partito democratico dovrebbe essere così attento al risultato di Calenda? In casa Pd si fa questo ragionamento: un eventuale boom elettorale di Azione cambierebbe le carte in tavola. Se Calenda uscisse dalle urne romane con una percentuale tra il 15% e il 20%, sostengono i dem, si verrebbe a creare un problema di strategia politica in vista delle prossime elezioni nazionali.

Calenda insidia il Pd

A rimetterci potrebbe essere l'idea del nuovo centrosinistra targato Giuseppe Conte, Enrico Letta e Pierluigi Bersani. Uno schieramento che, in teoria, sarebbe disposto ad allargarsi solamente ad Articolo uno di Roberto Speranza e Sinistra italiana di Nicola Fratoianni. Escludendo di fatto Italia Viva di Matteo Renzi e i moderati affini come appunto Azione.

Come riportato da Marco Antonellis su Italia Oggi, nel Partito democratico c'è la forte convinzione che un'eventuale terza forza centrista diventerebbe di conseguenza una calamita per i tanti parlamentari dem scontenti dalla gestione di Enrico Letta. Uno scenario che, se confermato, guasterebbe la festa al nuovo corso del centrosinistra condiviso da Conte e Bersani.

Anche perché Calenda ha aperto alle "migliori figure", a quei nomi di spessore a cui si affiderà (in caso di vittoria) per tentare di risollevare le sorti di una città ormai in declino. Ad esempio circola la voce che a Guido Bertolaso possa essere proposto il ruolo di commissario ai rifiuti o all'organizzazione del Giubileo. L'opportunità di consensi trasversali per Calenda quindi preoccupa e non poco i partiti tradizionali.

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