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"Nel suo delirio li ha voluti proteggere. La depressione post partum va curata"

Il presidente degli psichiatri Guido Di Sciascio: "Mai sottovalutare i sintomi: insonnia, isolamento e senso di colpa"

"Nel suo delirio li ha voluti proteggere. La depressione post partum va curata"
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Guido Di Sciascio, presidente della società degli psichiatri, cosa c'è dietro a questa tragedia. Può essere depressione post partum?

"Sì, è un'ipotesi clinicamente plausibile, soprattutto se c'era già un disagio psichiatrico emerso dopo la nascita dell'ultimo figlio. Ma va detto con chiarezza: non ogni depressione post-partum conduce a gesti violenti. La stragrande maggioranza delle madri depresse soffre, si colpevolizza, si isola, ma non mette in pericolo i figli. Nei casi estremi, tuttavia, una depressione grave non trattata, soprattutto se associata a sintomi psicotici o a convinzioni deliranti, può alterare profondamente il giudizio e trasformare il vissuto materno in qualcosa di tragicamente distorto".

Quando la mamma non è più mamma?

"In realtà, anche in questi casi estremi, spesso la madre non smette di essere madre nel senso affettivo del termine. Nei cosiddetti suicidi allargati o omicidi-suicidi a matrice psicopatologica, il gesto può essere vissuto, nella mente di chi soffre, come un atto di protezione estrema: Li porto con me, Senza di me non possono vivere. La funzione protettiva materna viene patologicamente deformata fino a diventare una condotta distruttiva".

Cosa scatta nella mente per arrivare deformare la protezione materna in minaccia?

"La perdita del contatto con la realtà emotiva e relazionale. Quando depressione grave, angoscia, insonnia, senso di colpa, isolamento e possibile ideazione delirante si sommano, la madre può non riuscire più a percepire i figli come soggetti separati da sé, con una loro vita autonoma e un loro futuro. In quel momento la relazione madre-figlio, che normalmente è luogo di cura e protezione, può essere inglobata in un vissuto di catastrofe, rovina o salvezza impossibile".

È sempre un gesto d'impulso, come tante aggressioni che vediamo oggi?

"Non lo definirei semplicemente un cedimento all'istinto. Le risse impulsive hanno spesso una matrice diversa: discontrollo, rabbia, frustrazione, talvolta abuso di sostanze. Qui, se l'ipotesi psicopatologica sarà confermata, siamo di fronte a qualcosa di più complesso: una possibile crisi depressiva grave, forse con elementi psicotici, nella quale l'atto può maturare dentro un vissuto di disperazione, chiusura e alterazione del giudizio. Non è istinto nel senso comune del termine; è una frattura della mente".

Cosa sarebbe sano fare per una donna con tre figli piccoli?

"Sarebbe sano non chiedere alla madre di essere invulnerabile. Dopo il parto bisogna monitorare non solo il corpo, ma anche la mente. Servono controlli psicologici e psichiatrici accessibili, domande dirette su umore, sonno, ansia, pensieri di morte.

Serve che i familiari non minimizzino frasi come non ce la faccio, sono un peso. E occorre che la madre possa chiedere aiuto senza vergogna: curarsi non significa essere una cattiva madre, significa proteggere sé stessa e i propri figli".

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